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il processo

«Caso Sylvester, l’autista non vide nulla e nessuno segnalò il fatto»

di Tiziano Soresina
«Caso Sylvester, l’autista non vide nulla e nessuno segnalò il fatto»

Secca replica dei due difensori agli esiti della perizia: «Il 14enne saltò dal bus già partito e l’attenzione del conducente era sul traffico»

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REGGIO EMILIA. La morte alla fermata del bus di viale Piave dello studente 14enne Sylvester Agyemang diventa ogni giorno di più una vicenda giudiziaria delicatissima. Hanno infatti molto da ridire gli avvocati difensori (Nicola Tria ed Alessandro Sivelli) dell’autista 30enne Giuseppe Picone sull’esito della perizia eseguita in fase di indagini e definitivamente illustrata mercoledì – in tribunale – relativamente sia alle caratteristiche del mezzo “incriminato” (un “jumbo” di Seta della linea 2 Rubiera-Reggio), sia alla dinamica della tragedia.

SOLO IPOTESI. «In merito all’esito del supplemento di perizia disposto dal gip Antonella Pini Bentivoglio (nell’ambito dell’incidente probatorio) – scrivono i due difensori in una nota giunta ieri nel tardo pomeriggio in redazione – deve precisarsi che le relative risultanze sono frutto di una ricostruzione ovviamente (e non potrebbe essere altrimenti) solo ipotetica della visibilità dell’autista, attraverso lo specchietto, del teatro del tragico evento.

E’ stato scritto che “l’autista non può non essersi accorto di quanto stava accadendo” o addirittura che “vide tutto dallo specchietto”come se l’autista accortosi della caduta del ragazzo avesse proseguito la marcia senza fermarsi. E’ evidente che nella ricostruzione dell’incidente il perito non ha certo potuto tener conto delle condizioni concrete in cui la manovra di ripartenza fu effettuata né tantomeno di tutti i fattori di interferenza che hanno potuto condizionare l’effettiva visibilità».

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L’AUTISTA NON VIDE. Poi i due difensori entrano nel merito di quei momenti in cui poi è maturata la tragedia, dando un’inquadratura diversa: « Le testimonianze assunte attestano, non va dimenticato, che la porta era stata aperta da uno degli utenti in modo assolutamente anomalo utilizzando la manopola di emergenza. Così come è certo che Sylvester Agyemang saltò dall’autobus allorquando questo era già ripartito e si stava immettendo nel flusso della circolazione e quindi la sua attenzione era principalmente rivolta a sinistra

. E’ dunque sorprendente che qualcuno abbia potuto dichiarare e che conseguentemente si legga sulla stampa che “l’autista non può non essersi accorto di quanto stava accadendo” o addirittura che “vide tutto dallo specchietto” ipotizzando anche l’omissione di soccorso.

Queste perentorie affermazioni, che nessuna perizia può supportare, sono erronee e fuorvianti e finiscono per criminalizzare, in modo inaccettabile, il conducente, ritagliandogli addosso, fuori dal processo e prima dell’accertamento giudiziale, una responsabilità che egli ha sempre fermamente respinto e che continua a respingere. Dagli atti inoltre emerge che i ragazzi che erano rimasti sull’autobus non segnalarono nulla all'autista».

Gli esiti della perizia eseguita dall’ingegner Stefano Battistini avranno un impatto non solo sul versante penale (il pm Stefania Pigozzi ha già annunciato d’aver imboccato la strada della chiusura dell’inchiesta) ma anche sulla causa civile di risarcimento-danni già avviata dai familiari della vittima nei confronti dell’autista, di Seta e della compagnia assicurativa.

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