«Le responsabilità delle grandi aziende che appaltano»
BAISO. «Tre morti in tre mesi, sono numeri da record». È una riflessione amara quella della Slc, la categoria dei lavoratori del settore comunicazioni e della Cgil reggiana, che annunciano anche un...
BAISO. «Tre morti in tre mesi, sono numeri da record». È una riflessione amara quella della Slc, la categoria dei lavoratori del settore comunicazioni e della Cgil reggiana, che annunciano anche un approfondimento sull’incidente che ha provocato la morte di Nicolai Rusu, per valutare «anche la natura dell'appalto e il rispetto di tutte le normative in materia di sicurezza, perché l'unica cosa appurata è che quel giorno i venti erano molto forti e il palo su cui Nicolai Rusu era salito per procedere alle riparazioni era in prossimità di alberi».
Perché, spiegano i sindacalisti, «non possiamo che domandarci se la cosa poteva essere evitata attraverso, ad esempio, l'interruzione di quei lavori in quel momento perché troppo rischiosi per l'incolumità fisica». E si tratta già del terzo morto sul lavoro dall’inizio del 2015, «numeri da record».
Ora si attendono chiarimenti da tutte le realtà coinvolte, fra cui Telecom, la società appaltante che aveva affidato i lavori all’azienda da cui dipendeva lo sfortunato 35enne.
Telecom che avrebbe «già informato tutti i propri responsabili alla sicurezza che stanno seguendo gli sviluppi delle indagini e al termine farà avere i verbali della medicina del lavoro sull'esito dell'inchiesta».
Comunque vadano le indagini, rimane l’elemento più cupo: «La cosa che continua a interrogarci, e lasciarci sconcertati, è come mai si continua a morire per lavoro, come mai per chi lavora in altezza non venga considerata la condizione meteo per potersi rifiutare di fare un lavoro».
E «come mai il contesto ambientale non sia stato preso in considerazione e, in definitiva, se gli appalti siano regolari e affidati ad aziende competenti ed in regola con normative e leggi». I rischi, con una professione del genere, sono piuttosto elevati. Ma questa, per Slc e Cgil, non può comunque essere una risposta: «Sappiamo che il “rischio zero” non esiste, ma crediamo che ridurre al minimo le fonti di rischio sia un obbligo di tutte le aziende e che non sia più tollerabile che avvengano incidenti del genere».
Anche perché «appaltare ad altre ditte, ancor di più da parte di aziende della caratura di Telecom – conclude il sindacato – non può essere un modo anche per non avere obblighi e demandare agli altri i rischi di queste lavorazioni». (adr.ar.)
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