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«Quel cantiere aperto è un pericolo per tutti»

«Quel cantiere aperto è un pericolo per tutti»

Baragalla: la denuncia di un artigiano che ha eseguito lavori alla rete fognaria «Opere ferme per il mancato accordo tra Rete e Comune. Scriverò al sindaco»

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REGGIO EMILIA. «Quel cantiere è fermo da tre anni. Sono aperti ancora scavi profondi nei quali può cadere chiunque. A questo punto, scriverò una lettera al sindaco affinché sappia della situazione e allo stesso modo presenterò denuncia perché non voglio che se succede qualcosa venga data la colpa a me: quello che è accaduto non è mia responsabilità».

La denuncia arriva da Dimitri Menozzi, titolare della ditta individuale Synolon. Sullo sfondo c’è una causa – appena avviata – con Rete Terza Età per dei lavori svolti dall’artigiano per il sistema delle case protette della città. Tra questi quelli di via Guidizzelli, zona Baragalla: praticamente dietro la sede della Croce Verde.

«Rete mi aveva incaricato di eseguire lavori sulla rete fognaria: in pratica realizzare il collegamento dalla casa di riposo alla rete comunale, passando per un tratto di terreno di proprietà del Comune» spiega.

Siamo nel 2012. Si alzano le reti intorno al cantiere e vengono realizzati gli scavi. I lavori iniziano. «Settemila euro di interventi» chiarisce l’artigiano.

Poi, però, a un certo punto tutto si ferma. «I referenti di Rete mi hanno comunicato che era nato un disguido tra Comune e Rete: non si capiva, insomma, chi doveva pagare per quell’opera. E così tutto si è fermato» racconta.

Non le carte, però. Le quali, invece, stanno iniziando ad accumularsi dal momento che è stata avviata una causa. E ora rischiano di crescere ancora data la determinazione di Menozzi di prendere carta e penna e scrivere una missiva al sindaco in persona. Perchè, dal suo punto di vista, non c’è soltanto la questione di lavori avviati e che ancora attendono di essere pagati e diventerà oggetto di una causa. Ma c’è anche un problema di sicurezza, pubblica. Che coinvolge lui, in quanto quel cartiere è stata la sua ditta ad aprirlo, ma anche il sindaco per il ruolo che ricopre all’interno della comunità.

«Qui cosa succede se porto via le transenne? Infondo sono mie. Cosa succede, invece, se qualcuno riesce a intrufolarsi in quel cantiere e finisce con il cadere dentro a quegli scavi profondi? C’è un parco vicino. Possono arrivarci bambini, o chiunque - si sfoga - Io non voglio che in caso di incidente poi la colpa venga data a me. Non sono stato io a fermare i lavori. Anzi, per il momento ci ho rimesso. Per questo, voglio che il sindaco sappia quale situazione si è venuta a creare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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