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cronaca

La morte in casa della 46enne è un giallo

Il pm ha chiesto l’autopsia. La donna venne condannata per gli alimenti non versati alla figlia


07 aprile 2015 di Tiziano Soresina


REGGIO EMILIA. Sarà l’autopsia a dire con certezza perché è morta la 46enne Barbara Cerlini, trovata senza vita sabato mattina – all’interno dell’abitazione di via Gioia, nel quartiere Santa Croce – dall’anziana madre del compagno.

Ha optato per l’esame autoptico (con annessa perizia tossicologica, per verificare se vi sia stato o meno uso di droghe, alcol o veleni) il sostituto procuratore Maria Rita Pantani che sta coordinando le indagini della polizia.

Attualmente la causa di morte resta un malore, ma il magistrato ci va con i piedi di piombo e vuole qualche certezza in più per tutta una serie di motivi: l’età della persona deceduta, il fatto che alla donna era stata diagnosticata da non molto una malattia che non stava però curando con farmaci (forse per decisione della stessa 46enne), le modalità del tragico ritrovamento come raccontate dall’anziana che sembrano – agli occhi di chi indaga – un po’ confuse.

La ricostruzione in mano agli inquirenti, tramite la testimonianza della madre del compagno, è che sabato mattina le due donne erano sole in casa, perché il compagno era partito presto per una gara motociclistica ad Ancona (come confermato dal diretto interessato). Che qualcosa non andasse se n’è poi accorta la “suocera” entrando nella camera da letto: Barbara non rispondeva e nel tentativo di soccorrerla l’ha poi sollevata e spostata su un divano.

Una “manovra” che – dicono gli investigatori – un po’ stupisce da parte di un’anziana alle prese con una donna alta e ben piantata. Sul corpo della 46enne, comunque, non sono state trovate tracce di atti violenti. I riscontri dei soccorritori parlano di morte naturale, a cui ora seguiranno gli accertamenti del medico legale che verrà incaricato dell’autopsia.

Barbara Cerlini era stata al centro – fra il 2012 e il 2013 – di un processo con sullo sfondo il doloroso rapporto fra lei da una parte e la figlia Gloria nonché il padre Marco Giampaoli (ex marito della 46enne) dall’altra per il mancato pagamento per 5 anni dell’assegno di mantenimento. Padre e figlia (costituitisi parte civile) si erano rivolti alla stampa per accendere i fari su questa delicata vicenda.

Nel novembre 2013 la donna era stata condannata – dal giudice Andrea Rat – a 4 mesi di reclusione e 200 euro di multa, oltre al pagamento di una provvisionale di 7mila euro. Una sentenza mai impugnata e che è rimasta tale, mntre è ancora in piedi la causa civile per il risarcimento-danni.

Contattato ieri dalla Gazzetta, l’avvocato Andrea Pellegrini – difensore della donna – ha espresso incredulità e cordoglio per quanto accaduto alla sua assistita che aveva incontrato circa un mese e mezzo fa, ma non gli aveva parlato di problemi di salute.

E’ scossa anche l’avvocatessa di parte civile Raffaella Pellini: «Umanamente è una storia tristissima – commenta il legale – e non ho ancora parlato con la figlia Gloria che avevo incontrato una settimana fa, quando nulla faceva presagire una cosa simile. Che la Cerlini avesse qualche piccolo problema di salute – prosegue l’avvocatessa Pellini – era stato detto, al processo, da alcuni testimoni. Ma nulla di più. E mi dispiace tanto per Gloria, perché in fondo c’era la speranza che si potesse riappacificare con la mamma».

La 46enne aveva lavorato nella falegnameria del padre, ma poi si era licenziata. Nel 1996 si era separata dal marito, a cui aveva fatto seguito nel 1999 un divorzio decisamente battagliato. Ora questa morte che, al momento, è un giallo.

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