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«Pasqua, occorrono testimoni credibili»

«Pasqua, occorrono testimoni credibili»

Guastalla, l’omelia del vescovo sulla speranza che «sappia attraversare le sofferenze di questi tempi»

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GUASTALLA. Dopo la cerimonia della Veglia Pasquale celebrata sabato sera in cattedrale a Reggio, domenica mattina il vescovo Massimo Camisasca ha celebrato la solenne Messa di Pasqua nella chiesa dei Servi, a Guastalla.

Il vescovo, nella sua omelia,ha ribadito il concetto della Resurrezione di Cristo come la “sconfitta della morte”, il giorno della vittoria di Cristo che ha salvato tutti gli uomoni.

«Questo è il giorno nel quale il Signore riempie l'animo di ciascuno di gioia e di esultanza e nel quale abbellisce il volto della terra con la bellezza della stagione primaverile» - detto il vescovo citando S. Cesario di Arles – Con la rinascita della natura appaiono le dimensioni cosmiche della luce che promana dalla resurrezione di Cristo».

«Nei giorni scorsi abbiamo contemplato la passione e la morte di Gesù. Abbiamo visto la vita rinchiusa in un sepolcro. Una pietra tombale su di essa. Un grande silenzio aveva invaso la terra e i cuori. Un silenzio pieno di domande, di attesa. Un silenzio che era in un certo senso il prolungarsi fino a noi dello stordimento colmo di dolore e dello sbigottimento degli apostoli e delle donne che avevano seguito Gesù e che per lui avevano lasciato tutto. Perché non era sceso dalla croce? Perché aveva permesso che lo maltrattassero in quel modo?»

«La resurrezione di Cristo e tutto ciò che essa ha portato era qualcosa di inimmaginabile, che nessuna preparazione poteva far prevedere. Comprendiamo, allora, la profonda verità del salmo che abbiamo cantato: questo è il giorno che ha fatto il Signore, non l'uomo. È il giorno in cui ognuno di noi è liberato dal suo destino di morte e introdotto nella luce della vita».

«Iniziamo sin da oggi, dunque, a invocare lo Spirito Santo, perché riempia i nostri cuori di speranza e di pace. Oggi il mondo muore per mancanza di speranza. Ridare le ragioni della speranza è forse l'urgenza più grande. Viviamo in un tempo in cui la paura del futuro, la disillusione provocata da tante delusioni, l'incertezza dell'amore e la demonizzazione della sofferenza e della malattia, sembrano condannare l'uomo alla solitudine, alla vita virtuale, alla rassegnazione».

«Occorrono testimoni credibili di una speranza che non muore, che non neghi le contraddizioni e le sofferenze del tempo presente, ma le sappia attraversare. Che soprattutto indichi con la sua vita che c'è qualcosa su cui è possibile contare, che non tramonta, che è stabile per sempre».

«Auguro a tutti voi – ha concluso il vescovo – di poter sperimentare e testimoniare, ai vostri cari e a coloro che il Signore metterà sul vostro cammino, la speranza che oggi Gesù ha riacceso nei nostri cuori».

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