Lanciata la super sonda ma il vento la porta via
L’evento al campus San Lazzaro con gli studenti del gruppo Ermete (Unimore) Una ricerca sul trasporto con i dirigibili, terminata in Toscana invece che a nord
REGGIO EMILIA. Forse un giorno (chissà quando?) la gloriosa tradizione aeronautica reggiana rinascerà dalle ceneri grazie a giganteschi dirigibili mossi con l'energia fotovoltaica e capaci di trasportare merci e persone viaggiando nella stratosfera. Allora, una volta concretizzato il sogno del progetto europeo Maat (Multibody Advanced Airship for Transport), se ne riconoscerà il primo vagito nel lancio del pallone sonda che ieri alle 11,20 s'è innalzato alla velocità di cinque metri al secondo dal Campus universitario dell'ex-San Lazzaro, a poche centinaia di metri dal Campovolo, dal quale fino al 1944 decollavano i caccia della serie Re 2000 e i bombardieri Caproni fabbricati nelle adiacenti Officine Reggiane. E se ne immortalerà, fra i pionieri, il messinese Andrea Germanà, lo studente ventunenne del secondo anno del corso di ingegneria meccatronica che aveva progettato il pallone, presentandolo nel 2013 all'esame di stato di perito tecnico in elettronica e comunicazioni, e l'ha poi realizzato all'interno del gruppo di studio universitario Ermete.
L'esperimento ha avuto successo, benchè il “pallone aerostatico per il telerilevamento meteorologico”, gonfiato con 4 metri cubi di elio fino a raggiungere il diametro di due metri, sia ricaduto in direzione opposta rispetto alle previsioni.
Si pensava che, salendo fino a trenta chilometri d'altezza per poi scoppiare, i venti delle alte quote l'avrebbero spinto verso Nord-Est fino a farlo scendere con il paracadute, dopo due ore e mezzo, a un'ottantina di chilometri di distanza. In realtà il vento l'ha portato verso l'Appennino. Il sistema Gps, che ne consentiva la localizzazione durante l'intero volo, ha confermato la direzione Sud-Sud-Est e, infine, ha individuato il punto preciso dell’atterraggio, avvenuto verso le 13,30 in un prato nei pressi di Montespertoli, tra Firenze e Certaldo, a ben 123 chilometri di distanza da Reggio in linea d'aria. In questo modo Germanà, insieme a un collega dell'équipe, s'è potuto mettere ben presto all'inseguimento della sonda e l'ha recuperata, risparmiando a chi l'avesse eventualmente ritrovata il fastidio di avvisare telefonicamente il gruppo Ermete seguendo le istruzioni, che promettevano una ricompensa.
Gli scopi dell'esperimento sono illustrati da Antonio Dumas, docente del corso di meccatronica e responsabile del progetto Maat: «Volevamo studiare la velocità del vento, insieme alle condizioni di pressione, temperatura e umidità, per progettare i motori per il controllo automatico del feeder». Il feeder è il pallone navetta di 80 metri di diametro destinato a trasportare fino a 16 chilometri d'altezza una trentina di passeggeri del Cruiser, il dirigibile “incrociatore” di 450 metri per 250, che viaggerà sempre in quota stratosferica. L'area delle ex-Reggiane sarebbe lo scalo aereo ideale: «Abbiamo interpellato - riferisce Dumas - il proprietario Luciano Fantuzzi. Occorrerebbero trenta milioni per acquisirla. Inoltre siamo in contatto con la Zeppelin, la storica ditta tedesca costruttrice di dirigibili». L'intero progetto Maat, che si chiude quest'anno con i cinque milioni del finanziamento europeo, richiederebbe un investimento assai più cospicuo. Ma è previsto anche un altro impiego meno ambizioso: «Con 7 piattaforme del tipo Cruiser si può sostituire l'intero apparato di ripetitori Tv di Rai Way».
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