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Vecchi: «Zero aumenti mi aspetto l’ok di tutti»

di Massimo Sesena
Vecchi: «Zero aumenti mi aspetto l’ok di tutti»

Il sindaco commenta così il primo bilancio di previsione della sua giunta «Sui temi culturali, noi e le altre città dobbiamo collaborare di più»

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REGGIO EMILIA. La visione c’è. Semmai, sono i soldi che cominciano a scarseggiare. Luca Vecchi e Francesco Notari, due commercialisti di mestiere, presentano il primo bilancio di previsione della giunta che tra poche settimane compirà un anno di vita e provano a guardare avanti. Partendo da un dato: a differenza di quanto sta accadendo vicino e lontano da Reggio, la pressione fiscale, qui, non aumenterà. Perché una promessa - ancorché elettorale - è pur sempre una promessa.

Sindaco Vecchi, è riuscito a tener fede all’impegno elettorale di non aumentare le tasse, in un contesto non facile com’è quello che vivono oggi gli enti locali. Dov’è il trucco?

«Nessun trucco, ma il contesto in cui ci siamo trovati ad operare non era oggettivamente dei più semplici. Siamo infatti partiti da un fabbisogno di 11 milioni di euro».

E dove li avete trovati, senza aumentare le tasse?

«Una parte significativa di questi tagli l’abbiamo paradossalmente coperta con un altro taglio, quello relativo al blocco del turn-over, una imposizione che ogni anno si traduce in un risparmio di quasi un milione di euro. Poi abbiamo operato tagli assolutamente marginali e sopportabili alle istituzioni culturali. Abbiamo poi prodotto segnalazioni alla Agenzia delle Entrate per 7 milioni di euro. E quella con l’Agenzia delle Entrate è una sinergia che abbiamo sviluppato positivamente e che darà presto i suoi frutti, anche in termini di maggiori introiti per le casse comunali. Ma c’è un altro punto di questo bilancio di cui vado particolarmente fiero...».

Sarebbe?

«In un contesto nazionale in cui molti enti pubblici non pagano affatto i fornitori, noi abbiamo tempi medi di pagamento su 19 giorni. Senza contare che negli ultimi quattro anni è stato praticamente dimezzato il debito. I tagli ai Comuni hanno ormai raggiunto livelli insostenibili. Abbiamo davvero fatto il massimo: mi aspetto un riconoscimento anche dalle opposizioni».

A Reggio come si sopravvive a questi tagli? Qual è la sua visione di città?

«In questi mesi, la mia giunta ha messo in campo progetti importanti che disegnano una città che mette insieme innovazione, crescita sostenibile e protagonismo dei cittadini».

Insomma, punta tutto sul volontariato...

«No, ma non le nascondo che in questi mesi mi sono stupito anch’io dell’energia positiva che i reggiani sanno mettere in campo quando collaborano per il bene comune. Il lavoro messo a punto dall’assessore Valeria Montanari, riguardo al superamento delle circoscrizioni, ha mostrato come si possano ottenere ottimi risultati lavorando di squadra, assieme ai cittadini. Non credo sia facile trovare un’altra città con cinquecento persone che quotidianamente spendono parte del loro tempo per fare cose utili alla collettività. E’ quello che al Mit di Boston chiamano il vero valore aggiunto dell’Emilia Romagna».

Proviamo a fare un giro, da nord a sud. Che sarà del Campovolo?

«Partiti con una doccia fredda, con la dichiarazione di Enac che sfrattava dal campovolo tutti gli eventi, oggi siamo a un passo da un risultato storico: il Comune potrà entrare nel pieno possesso dell’area, anche salvaguardando l’attività aeroportuale. Questo significa che si potrà presto ragionare sia del progetto dell’Arena Eventi sia di quello del grande parco urbano».

Restiamo in Area Nord: la stazione Mediopadana è pronta per l’Expo?

«Oggi la media giornaliera dei passeggeri che utilizzano la Mediopadana è di oltre 2000, d’intesa con Rfi passeremo da 600 a oltre 1000 posti auto. Abbiamo potenziato le linee di trasporto pubblico e in queste settimane abbiamo raggiunto un’intesa che ha coinvolto anche i tassisti reggiani per il rilascio di 45 nuove licenze per noleggio con conducente. Inoltre è prossima l’apertura dell’edicola tabacchi e stiamo lavorando a riempire i 7 mila metri di spazi commerciali che ancora rimangono a disposizione».

E per quanto riguarda il centro storico?

«In questo momento viviamo una serie di eventi che saranno per noi una vetrina importante. Mi riferisco alla mostra su Piero della Francesca e quella sul mosaico della Cattedrale, solo per citare due esempi. Siamo in dirittura d’arrivo per ottenere i finanziamenti per il restauro dei Chiostri di San Pietro. E stiamo programmando una estate ricchissima di eventi culturali anche in chiave Expo».

Ma sul fronte culturale, nel bilancio non mancano i tagli...

«Credo sia soprattutto su questo versante che si debba uscire dalla logica dei campanili e ragionare veramente in un’ottica di area vasta».

Si spieghi meglio...

«Lungo la via Emilia abbiamo quattro teatri di tradizione. E se Reggio ha i conti in ordine, lo stesso non si può dire di altre realtà. Io credo che si debbano abbandonare le scelte campanilistiche per cercare di promuovere un brand che è quello emiliano, favorendo sinergie tra le realtà culturali delle città vicine».

Intanto, non mancano le grane, come quella di via Turri...

«In quei palazzi vivono 400 famiglie e quei palazzi hanno accumulato, negli anni, un debito di due milioni di euro. Una situazione che non è nata in questi mesi e che anzi è stata sottovalutata in questi anni. Ora quando qualcuno mi fa notare che nella “città delle persone” non si lasciano al freddo le persone, io rispondo che nella “città delle persone” occorre che tutti abbiano consapevolezza che ci sono diritti e doveri. Personalmente sono pronto a ridiscutere con tutti , a cominciare dagli amministratori di quei condomini, per continuare con i cittadini che però devono comprendere che il rispetto delle regole è alla base della convivenza civile».

Un’altra partita aperta è quella del palasport. Ora pare che la Pallacanestro reggiana voglia abbandonare il progetto di restyling perché troppo oneroso e punti invece una tensostruttura che invece in un primo momento doveva essere la soluzione temporanea a cantiere di via Guasco aperto. Come stanno le cose?

«Ho sentito Landi prima di Pasqua ed eravamo al piano A. Non mi risulta sia in campo un piano B».

massimosesena

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