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Chiostri di San Pietro: tre milioni per aprirli tutto l'anno

Massimo Sesena
Chiostri di San Pietro: tre milioni per aprirli tutto l'anno

L’obiettivo del Comune: rendere quel contenitore fruibile 365 giorni l’anno con mostre e laboratori artistici

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REGGIO EMILIA. Sembrano aperti, ma in realtà non lo sono quasi mai. Con l’estate alle porte si riempiono degli allestimenti di Fotografia europea, poi ospitano qualche evento, sempre rigorosamente in uno spazio ben definito. Poi, ai primi freddi, chiudono i battenti. Sono i Chiostri di San Pietro, uno dei gioielli più nascosti di Reggio. E non certo per volontà del Comune che, anzi, considera quella la partita principale nell’ambito del recupero e del restyling dei luoghi culturali reggiani.

Tre milioni di euro: è la cifra che occorre per rendere fruibili i Chiostri di San Pietro 365 giorni l’anno. E’ l’obiettivo del Comune: sfruttare le enormi potenzialità di quel luogo, strappato già da qualche anno al Demanio militare e da tempo fruibile solo in parte. Si tratta infatti di un complesso architettonico di pregio e tuttavia segnato da anni di quasi totale abbandono, come quasi sempre accade quando un bene dello Stato viene inutilizzato ma - proprio perché dello Stato - non può essere toccato da altri.

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Così, oggi, pur sfruttati nelle pertinenze esterne, i Chiostri sono in parte bisognosi di un corposo restyling, e alcuni spazi sono praticamente inagibili, soprattutto in inverno, perché mancano completamente riscaldamento e illuminazione.

Serve dunque un lavoro corposo per riconsegnare del tutto alla città quest’opera. E il sindaco Luca Vecchi, proprio da queste colonne, si è detto fiducioso circa la possibilità di portare a casa i soldi necessari. La trattativa - su questo ambito - è con la Regione, con cui il Comune di Reggio sta discutendo la ripartizione dei fondi strutturali. L’obiettivo è chiudere la partita dei soldi nel più breve tempo possibile, in maniera da poter presentare, a metà mandato della giunta, i Chiostri recuperati. L’idea del Comune è quella di utilizzare i Chiostri per allestimenti, mostre, ma anche laboratori artistici, “battezzando” quei luoghi come contenitori della contemporaneità.

In questo modo, i Chiostri entrerebbero così a far parte di quel circuito guidato dai Musei Civici, per i quali partirà a breve l’ultimo stralcio dei lavori che riguardano l’ultimo pezzo di Palazzo San Francesco ancora da restaurare. I soldi sono quelli dell’imprenditore Fulvio Montipò, deus ex machina del recupero di Palazzo Busetti e dell’ex sede delle Poste centrali. Si tratta di circa un milione di euro che in parte il Comune utilizzare per finire il recupero dei Musei e in parte per lavori all’interno della Biblioteca Panizzi, in via Farini. Lì l’obiettivo è la sistemazione della biblioteca riservata ai ragazzi.

A completare il circuito dei contenitori culturali che il Comune intende valorizzare al meglio, come è già avvenuto per i Musei e Palazzo Magnani, vi è poi anche Palazzo Da Mosto. La storica sede dell’asilo Manodori, recentemente recuperata dalla Fondazione guidata da Gianni Borghi, viene anch’essa considerata un tassello importante nel “mosaico” delle sedi culturali che si aprono in centro storico. In particolare, anche in questo caso, l’idea è quella di fare del palazzo di via Mari un’altra, importante, sede espositiva.

E questa potrebbe essere una realtà che si concretizza durante il periodo dell’Expo. Tra pochi giorni, invece, dovrebbe aprirsi il cantiere per il restauro del Teatro Ariosto che necessita del rifacimento di alcuni punti (platea compresa) danneggiati dal sisma: la spesa per quest’opera di recupero è stimata oggi in 700mila euro. Il teatro dovrebbe riaprire al pubblico nel 2016.
 

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