Job’s act, Pd nel caos Manghi attacca le minoranze interne
La consigliera firmataria della mozione: «No alle ideologie» Il capogruppo Capelli: «È un tema che genera conflitti»
REGGIO EMILIA. La notte ha portato consiglio, stemperando però solo in parte i toni all’interno del gruppo Pd, in accesa polemica per la bocciatura della mozione sul Job’s Act in sala tricolore. Subito dopo la mancata approvazione, la pattuglia dei renziani che hanno firmato la mozione – Marchi, Manghi, Cigarini Morelli, a cui si aggiungono il vice capogruppo Cantergiani e la consigliera Rabitti – ha affidato a Facebook una nota dura nei toni e nei contenuti. E se il giorno dopo le valutazioni si sono fatte più misurate, la sostanza non cambia. Anzi, è proprio sui social che la polemica continua ad alimentarsi. Non solo tra i consiglieri Pd. La consigliera Maura Manghi, che ha sottoscritto la mozione, tiene però il punto e ribadisce «che non si è trattato di un errore di valutazione, ma di un risultato frutto dell’assenza non prevista di alcuni consiglieri». Il risultato finale (14 favorevoli, altrettanti contrari e un astenuto) ha portato a respingere una mozione che, sostiene la consigliera, «ritengo non avesse nulla di compromettente sul piano politico. Un testo a cui si è arrivati dopo una discussione in maggioranza, frutto di una mediazione sulla quale ha lavorato il vice capogruppo Cantergiani».
Quel che sottolinea con forza Manghi è il fatto che «dopo che il Sindaco aveva detto che la mozione andava votata, non c’era ragione per ritirarla. Se lo avesse chiesto, l’avremmo fatto». Poi Manghi aggiunge «che ripresenterebbe la mozione, perché non posso farmi dettare la posizione dall’impuntatura di qualche consigliere di minoranza interna Pd. Io ho votato posizioni che non sempre ho condiviso e avrei preteso lo stesso. Poi ognuno si assume la responsabilità di ciò che vota». Il riferimento non può che essere alla pattuglia civatiana, con Dario De Lucia sugli scudi e con Federica Francheschini che si è astenuta. Ai voti contrari si sono aggiunti anche Salvatore Scarpino, che già nei mesi scorsi ha votato in diversi casi in difformità al gruppo Pd, e Lucia Lusenti di Sel. Per Manghi, insomma, la bocciatura sarà stata frutto di casualità, come «la scelta della conferenza dei capigruppo di discuterla in concomitanza con il bilancio».
Di certo, la votazione in sala tricolore non mancherà di lasciare strascichi in un gruppo già diviso al momento della scelta del capogruppo, tra i sostenitori di Andrea Capelli e del suo attuale vice Cantergiani. Una conferma sembra arrivare da quanto scritto su Fb proprio dai firmatari della mozione: «Il documento è stato respinto a causa dell’astensione e del voto contrario di consiglieri del Pd stesso, che hanno anteposto considerazioni ideologiche di opposizione al governo centrale (a guida dello stesso segretario del Pd) alle necessità di informazione e di supporto ai lavoratori reggiani..». L’analisi più cruda è quella della consigliera Pd, Emilia Davoli, che ha votato a favore e che il giorno dopo commenta: «Sfugge a molti consiglieri la ragione del perché sia stata presentata la mozione». Per il capogruppo Pd Andrea Capelli invece «la mozione, su cui sono state fatte due riunioni di maggioranza, è stata presentata dopo aver appurato che c’erano i voti, poi c’è stata una qualche assenza in più. Ma normale che ci sia tensione su un tema come il lavoro che storicamente genera conflitti politici forti».
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