La giunta vara il piano anticorruzione
Sono disposizioni triennali che mettono sotto la lente le attività e funzioni a rischio e gli affidamenti
REGGIO EMILIA. Un nuovo piano comunale anticorruzione. È quello varato nei giorni scorsi dalla giunta, che ha approvato il Piano per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità 2015-2017.
Un documento trasmesso all’Anac, l’autorità anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone, che trae spunto dalla legge 190 del 2012, che detta le disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione. Il testo di legge prevede che gli enti locali adottino annualmente un piano triennale, curandone la trasmissione al Dipartimento della funzione pubblica della presidenza del consiglio dei ministri. Di qui il documento comunale, composto da 26 pagine e da quattro allegati.
Un miglioramento dell’esaustività della motivazione negli atti amministrativi, lo strumento della firma, l’introduzione di commissioni con un segretario verbalizzante diverso da coloro che assumono la decisione finale. Ma anche la rotazione del personale, la sottoscrizione a ogni provvedimento di dichiarazioni di responsabilità sulle incompatibilità, la standardizzazione delle procedure operative attraverso provvedimenti dirigenziali e l’informatizzazione delle procedure. Sono queste alcune misure contenute per fronte al rischio di illegalità nella pubblica amministrazione. Nel piano, inoltre, che aggiorna e amplia il documento 2014, sono individuate anche attività e funzioni a più elevato rischio.
«Già la legge 190/2012 – si legge nel documento – individua un elenco non esaustivo di attività da considerare a più elevato rischio di corruzione; ogni amministrazione è poi tenuta a integrare tale elenco, valutando quali tra le attività di specifica competenza siano esposte al rischio di corruzione». Fra le voci inserite nel documento comunale, «si confermano anche per il presente piano gli ambiti e le aree, servizi e procedimenti gestiti anche in maniera non centralizzata, ma di cui ogni singola struttura di livello dirigenziale gestisce alcune delle attività o parti o fasi». Nell’elenco sono comprese autorizzazioni, concessioni, permessi, licenze, irrogazione di sanzioni, verifiche fiscali e istituti. Non solo.
Anche provvedimenti adottati in sede di autotutela non disciplinati da specifiche disposizioni normative, sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari.
Non mancano riflettori accesi sulla scelta del contraente per l’affidamento di lavori, servizi e forniture, e i concorsi per l’assunzione di personale, collaboratori, consulenti.
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