Mercatone Uno, spunta un acquirente
Rubiera: l’offerta dovrebbe essere ufficializzata entro aprile. Ma è polemica per gli stipendi non pagati ai dipendenti
RUBIERA. Un’offerta di acquisto entro fine aprile per il Mercatone Uno. Arriva qualche stralcio di sereno nella difficile situazione dello storico gruppo di arredamento, che a gennaio ha presentato richiesta di concordato preventivo.
Una crisi aziendale che coinvolge oltre 3.700 lavoratori, fra cui i 47 del punto di vendita di Rubiera, tutti mobilitati mercoledì scorso in uno sciopero nazionale. A dare notizia di un’imminente proposta formale è la stessa società: «L’investitore che si è proposto, e con il quale vi è un confronto aperto da circa due mesi, ha comunicato che procederà alla presentazione di un'offerta definitiva di acquisto entro la fine del mese di aprile» – annunciano dalla sede principale a Imola. Inoltre, martedì è stata aperta dal ministero dello Sviluppo Economico una procedura di amministrazione straordinaria speciale per le grandi imprese in crisi, la cosiddetta Legge Marzano, che riguarderà le varie società del gruppo M.Business, M.Estatate, Mercatone Uno Services, Mercatone Uno Logisticsr, Mercatone Uno Trading e Mercatone Uno Finance.
La Legge Marzano prevede una serie di misure per la ristrutturazione industriale di grandi imprese, sopra ai 500 dipendenti, che siano insolventi. Si entrerà quindi in una procedura di amministrazione straordinaria affidata a un commissario, che avrà 180 giorni di tempo, più una possibile proroga di altri 90 giorni, per predisporre il piano di ristrutturazione. Questa procedura è stata avviata per facilitare l’eventuale compratore: «L’investitore che si è proposto, e con il quale vi è un confronto aperto da circa due mesi, ha comunicato che procederà alla presentazione di un’offerta definitiva di acquisto entro la fine del mese di aprile: da qui la necessità di aprire la procedura» – si spiega. Sempre secondo la società, fa tutto parte del percorso «aperto con il concordato prenotativo autorizzato dal tribunale di Bologna, il cui presupposto fondamentale era la ricerca di un investitore che potesse dare continuità ad un marchio storico italiano in un orizzonte temporale stimato per esigenze di tesoreria fino alla fine di marzo, non avendo il gruppo fatto ricorso a finanza ponte».
E quindi le manovre di questi mesi, comprese le svendite massicce in oltre trenta negozi, quelli più in sofferenza della filiera nazionale, sarebbero state strumentali a questo passo. Così da «presentarsi all'avvio della procedura di amministrazione straordinaria con una liquidità significativa; con un piano industriale delineato; con la trattativa in corso per la vendita degli asset del gruppo dopo aver svolto un'attività preliminare e trasparente di ricerca di un investitore; con tutti gli stipendi pagati; con i migliori ammortizzatori sociali a favore dei dipendenti; con le consegne rispettate verso i clienti; con l’impegno dei soci storici del gruppo per un’eventuale soluzione concordataria nell'ambito dell'amministrazione straordinaria, se ne sussisteranno le condizioni».
Un’affermazione, quella sugli stipendi pagati, che cozza però con quanto dichiarato dai lavoratori in sciopero, che lamentavano il saldo dei contributi previdenziali, fermi al novembre scorso, e ancora poche informazioni sulle mensilità dal 18 gennaio in poi: dalla data del concordato, infatti, le spettanze sono di competenza dell’Inps, ma vi erano stati ritardi. A ogni modo, la notizia dell’offerta in arrivo apre qualche spiraglio sulla sopravvivenza del gruppo, anche se una riorganizzazione aziendale e un taglio del personale è tutto tranne che escluso. Pure in un punto vendita in attivo come quello di Rubiera.
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