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la strage di milano

«Minacce e agguati: anche qui in tribunale a Reggio Emilia si rischia»

Tiziano Soresina
«Minacce e agguati: anche qui in tribunale a Reggio Emilia si rischia»

Il presidente Caruso: «Mancano forze dell’ordine all’interno, andrebbero “blindati” anche procura e giudici civili»

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REGGIO EMILIA. Presidente, otto anni dopo la strage nel nostro palazzo di giustizia, sono tornati paura e morti in tribunale, stavolta a Milano...

«Il prefetto mi ha già chiamato – va subito al sodo Francesco Caruso, numero uno del tribunale di Reggio Emilia – e domani (oggi per chi legge, ndr) ci runiremo per fare il punto sulla sicurezza in tribunale. Quanto accaduto conferma che a Milano come a Reggio vi sono soggetti pericolosi che minacciano, vessano i magistrati e il personale e purtroppo arrivano anche a uccidere. Ma è anche intollerabile il clima ostile alimentato da chi cerca di far polemica con la magistratura, esponendo all’inverosimile i magistrati stessi all’insofferenza dei cittadini. La politica, invece di sostenerci, dice che i magistrati lavorano poco, che se la giustizia non funziona è colpa delle toghe e via di questo passo. Viene così alimentato un clima di odio ed ora se ne vedono i risultati... Non si capisce che se crolla questo settore crolla lo Stato».

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Facciamo il punto sulla situazione-sicurezza nel nostro tribunale. Dopo gli spari e i morti del 2007 qualcosa è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E’ d’accordo?

«Purtroppo, come sempre, è una questione di risorse, e il ministero della Giustizia non è in grado di gestire l’importanza del settore. Comunque sia, da otto anni è attivo il metal detector con tre addetti della Coopservice e il salto di qualità c’è stato: diverse armi sono state intercettate, coltellli, coltellini. Sono stati introdotti i tornelli all’uscita ed è “blindata” l’area degli uffici dei giudici penali. Ma stiamo per attuare nuove misure».

Può entrare nel dettaglio?

«Sta per essere introdotto un ingresso con badge elettronico e impronte digitali per i professionisti che più frequentano il tribunale. Si partirà con commercialisti e geometri che faranno questa sperimentazione a loro spese. Ovviamente la vigilanza dovrà sorvegliare che i professionisti entrino uno alla volta e che nessun estraneo s’infili. Non ho ancora sottoposto questo nuovo sistema agli avvocati che attualmente entrano mostrando solo il tesserino: spero di trovare in loro consapevolezza di questa necessità».

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E il recente decreto che ha emesso sulla sicurezza?

«C’era preoccupazione. Una persona che ha perso diverse cause, ha scritto al prefetto Raffaele Ruberto minacciando atti violenti nel caso non gli venisse data la possibilità di rifarsi. Un episodio delicato che si è andato ad aggiungere ad altre minacce, aggressioni e non solo verbali. A quel punto ho adottato una stretta sulle modalità di accesso al tribunale, ma anche su quanto non può essere introdotto: oltre alle armi, spray, lattine, bottiglie».

Processi sempre più numerosi, ma nell’ultimo periodo la sorveglianza si è affievolita. Come mai?

«Ho chiesto due uomini al questore, alla guardia di finanza e ai carabinieri per rafforzare i controlli nel palazzo di giustizia. Ma ancora non sono arrivati. Le forze dell'ordine sono presenti in tribunale, ma il loro numero è insufficiente a garantire la sicurezza. Sia per il numero di udienze che ci sono, sia per gli episodi di minacce e aggressione ricevuti».

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Anche la torre che ospita giudice di pace e procura appare sguarnita: a piano terra le due porte di sicurezza portano agevolmente al parcheggio delle auto di magistrati e personale, per non parlare del facile accesso agli uffici dei sostituti procuratori e non sono mancati indagati in escandescenze a tu per tu con i magistrati...

«Beh, una volta entrati, il tribunale è un porto di mare. Mancano addetti ai piani, commessi, insomma qualcuno che controlli. La “blindatura” della procura e degli uffici dei giudici civili sarebbe una giusta contromisura, ma bisogna avere le risorse e su questo tasto da Roma vi è una mancanza assoluta. Purtroppo non si vuole comprendere che ogni giorno in tribunale si scatenano tensioni altissime, aggravate dalla crisi: falliti, debitori, creditori che si fronteggiano e spesso e volentieri non hanno nulla da perdere. Si creerà un po’ di disagio, ma in una situazione simile è giusto potenziare i controlli perlomeno all’ingresso».

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