Torna l’emergenza nutrie «ma è vietato abbatterle»
Luzzara: l’inverno non ferma la riproduzione e i danni sono sempre più ingenti La Cia chiede provvedimenti ma la prefettura “blocca” le ordinanze dei Comuni
LUZZARA. La Cia reggiana rilancia l’allarme nutrie e chiede nuove norme per controllarne l’eccessiva proliferazione. La questione non è nuova ed è stata dibattuta, il 23 marzo scorso, a Reggiolo, durante la serata alla quale aveva partecipato la senatrice del Pd Leana Pignedoli e vari sindaci della Bassa.
Anche in quell’occasione molti agricoltori avevano sollecitato un suo decisivo intervento per risolvere il problema. La modifica legislativa che voleva facilitare il controllo delle nutrie ha invece di complicato le cose: nessuno sa più chi e come autorizza le operazioni per controllarne il numero. Il tema è stato a più riprese discusso in Giunta dell’Unione dei Comuni, in Provincia e di recente dalla Cia reggiana, in particolare nelle zone dove la cosa è più sentita, come Guastalla e la Bassa, dove la presenza di questo roditore è ormai estremamente diffusa in tutti i terreni coltivabili.
«Una soluzione all’attuale impasse – ha detto Gianni Verzelloni – va trovata rapidamente. Dopo che dall’agosto scorso si sono interrotte sia la caccia che la cattura, e dopo che l’inverno,unico nemico “naturale” del roditore nelle nostre zone, non è stato sufficientemente rigido né le basse temperature si sono protratte a sufficienza per incidere sulla popolazione delle nutrie, hanno ricominciato a riprodursi e stanno colonizzando zone sempre più ampie».
Secondo la Cia reggiana c’è quindi l’esigenza di riprendere tali attività, provvedendo anche alla copertura dei costi relativi alle persone autorizzate e incaricate di tale compito. A quanto segnalano gli agricoltori associati alla Cia, dalle zone (corsi d’acqua e canali soprattutto) dove si trova sempre acqua, le nutrie si sono ormai diramate a zone umide, dove l’acqua non sempre si trova, mentre le loro tane mettono a rischio argini di grandi e piccoli corsi d’acqua, ma anche tratti stradali, proprio perché queste tane si aprono a pelo d’acqua, scendono a formare un sifone e risalgono vicino alla superficie del terreno, con questo rendendo rischioso il passaggio di mezzi pesanti.
«Proprio queste ragioni di sicurezza, idraulica e non, oltre ai rischi sanitari che rappresentano questi animali – ha spiegato ancora Verzelloni di Cia – oltre al danno che arrecano alle colture e alle erbe spontanee, ed anche ai nidi di volatili, stanno esasperando gli agricoltori, che ora non hanno più neppure il rimborso dei danni. Una soluzione va quindi trovata ripristinando la caccia di contenimento, ad evitare anche che gli agricoltori cerchino di arrangiarsi per difendere le proprie colture, ed evitare ulteriori rischi per la sicurezza di persone ed animali». I sindaci dell’Unione dei Comuni erano pronti a firmare ordinanze, sotto la loro diretta responsabilità, per l’abbattimento delle nutrie ma la Prefettura ha bloccato tutto. (m.p.)
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