«L’Appennino è un richiamo per l’Expo»
LIGONCHIO. «C’è più Appennino nel mondo che in Appennino stesso». E’ partito da questa riflessione il dibattito “Cets e trasferimento di buone prassi per un turismo di ritorno sostenibile” che si è...
LIGONCHIO. «C’è più Appennino nel mondo che in Appennino stesso». E’ partito da questa riflessione il dibattito “Cets e trasferimento di buone prassi per un turismo di ritorno sostenibile” che si è svolto nel Parco dell’Appennino lucano e ha visto la presenza del presidente del Parco nazionale tosco-emiliano Fausto Giovanelli (nella foto), che ha presentato le attività svolte in otto anni di progetto “Parco nel Mondo”, volta a favorire un’offerta turistica ai tanti emigranti sparsi nel mondo, valorizzando le radici culturali dell’Emilia Romagna e della Toscana. «Il crinale appenninico, da nord a sud – ha spiegato Giovanelli – ha subito nel corso di tutto il ’900 un forte processo di spopolamento, ma oggi il tema dell’immigrazione da punto di debolezza può essere promotore di un grande motivo di sviluppo». E ha aggiunto: «Il turismo di ritorno rappresenta per gli Appennini un’opportunità reale con un bacino di potenziali turisti enorme. L’Appennino manca di grande attrazioni turistiche e non ha l’appeal delle città d’arte, ma la scelte di visitare la terra d’origine, propria o della famiglia, è un fattore competitivo molto forte. Un viaggio sul crinale diventa un’esperienza emozionale e uno scambio con chi è rimasto valorizzando cultura, territorio e paesaggio».
Per capire quanto questi flussi siano importanti basta dare un’occhiata alle prenotazioni per Expo 2015. I dati indicano che i primi a manifestare interesse a venire in Italia in occasione dell’Esposizione Universale siano le comunità di discendenti di italiani: «Verranno un gruppo di Montevideo, Uruguay, originari della Toscana; un gruppo del Rotary Club di Rio de Janeiro; un gruppo di originari dall’Emilia Romagna e residenti a Buenos Aires», ha concluso.
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