Nove nuovi provvedimenti antimafia a Reggio Emilia
Il prefetto Raffaele Ruberto continua l’attività di contrasto alle infiltrazioni: interdittive ed esclusioni dalle white list
REGGIO EMILIA. Nove provvedimenti antimafia sono stati firmati dal prefetto Raffaele Ruberto da quando, lo scorso due aprile, si è insediato al posto di Antonella De Miro, nel frattempo divenuta prefetto a Perugia.
Cifre importanti, che se da un lato confermano la continuità d’impegno nel contrasto alle organizzazioni criminali presenti sul territorio, dall’altro sottolineano come il tentativo di infiltrare e condizionare le attività economiche e produttive sane da parte della criminalità organizzata è tutt’altro che venuto meno.
Il settore clou è sempre quello dell’edilizia, con la fetta di appalti pubblici ma anche con il suo corollario di ditte di movimento terra e di autotrasporto: una filiera che muove denaro, e che si presta quindi anche per attività di riciclaggio. E che soprattutto continua a cavalcare la crisi che ancora attraversa il settore. In modo illecito, ovviamente, cercando di ottenere lavori dagli enti pubblici come è nel caso delle ricostruzioni post terremoto.
I nove provvedimenti firmati dal prefetto riguardano sia nuove interdittive antimafia, sia esclusioni dalle white list. Oppure, come nel caso di Brescello di cui riferiamo qui a fianco, il diniego all’accesso alle white list stesse.
Quindi, di fatto, lo stop alla possibilità di lavorare, ad esempio nel campo (insidioso e ad alto rischio d’infiltrazione criminale) della ricostruzione post-sisma.
Ruberto, che non rilascia dichiarazioni, vuole comunque veicolare il messaggio che l’attività di verifica continua intensamente, e che non si tratta affatto di un «filone» in via d’esaurimento. Anzi: le forze dell’ordine - proprio su input dell’Ufficio del governo hanno intensificato in questi mesi i controlli. Si sta lavorando alacremente sul fronte antimafia, insomma, e c’è ancora molto da fare.
Vero è che, come sottolineato nel corso delle audizioni effettuate tra Reggio e Modena dalla Commissione parlamentare antimafia, il settore più sotto la lente d’ingrandimento - quello degli appalti pubblici - non è considerato in realtà dagli inquirenti il più appetitoso. Perché l’Emilia resta una terra ricca, gli affari si fanno anche (se non soprattutto) con gli appalti privati e la filiera dei rapporti tra privati sfugge o quasi a forme di controllo appropriate, mentre è proprio lì - subappalti, scatole cinesi, prestanome etc - che si nascondono i rischi maggiori.
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