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Cerimonia e targa per il carabiniere e partigiano Fiorello

Cerimonia e targa per il carabiniere e partigiano Fiorello

QUATTRO CASTELLA. Una targa e una sezione per Lorenzo Gennari, carabiniere e partigiano, medaglia d'oro al valor militare morto pochi giorni prima della Liberazione. Oggi l’Associazione nazionale...

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QUATTRO CASTELLA. Una targa e una sezione per Lorenzo Gennari, carabiniere e partigiano, medaglia d'oro al valor militare morto pochi giorni prima della Liberazione. Oggi l’Associazione nazionale carabinieri di Quattro Castella organizza una giornata in memoria del militare originario di Montecavolo, resistente, caduto il 13 aprile ’45 al Ghiardo di Bibbiano durante i moti pre-insurrezionali, sacrificandosi per salvare i propri compagni di lotta. E omaggiato in seguito con la medaglia d'oro al valor militare.

Una figura ben nota nella vallata matildica, che ora in poi verrà ricordata con una targa e la titolazione a suo nome della sede castellese dell’Associazione nazionale carabinieri. L’appuntamento è alle 9.30, per la deposizione di una corona di fiori al cippo commemorativo aL Ghiardo di Bibbiano, nel luogo della morte di Gennari. Alle 10 è fissato il raduno in piazza Dante a Quattro Castella e alle 10.30 verrà celebrata la messa solenne alla chiesa di Sant’Antonino. Alle 11.15 si prosegue con un secondo omaggio floreale davanti al monumento ai caduti in piazza a Quattro Castella, con il cappellano militare don Giuseppe Grigolon. Alle 11.30 si arriva alla sede dell’associazione, in via Roma 4/B, per scoprire la targa col nome di Gennari, i saluti delle autorità e il vin d’onore conclusivo.

Lorenzo Gennari, nato a Montecavolo di Quattro Castella il 17 febbraio 1921, dopo il militare di leve nei bersaglieri, nel 1942 viene richiamato alle armi. Diventa carabiniere ausiliario, a Bari, Firenze e Roma, dove si trova l’8 settembre 1943, al momento dell'armistizio. Riesce a scappare ai nazifascisti e torna nel reggiano, dove è fra i primi partigiani della 37ª brigata Gap, col nome di battaglia “Fiorello”. Dopo un anno e mezzo di lotte, muore dodici giorni prima della Liberazione, quando con i suoi compagni interviene nelle manifestazioni di strada degli abitanti, organizzate dal Cln e dai Gruppi di difesa della donna, alla vigilia dello sciopero insurrezionale.

Cade in uno scontro a fuoco con i nazifascisti, sacrificandosi per salvare gli altri combattenti. Ferito, decide di tenere la sua postazione sino all’ultimo permettendo ai partigiani di allontanarsi. «Comandante di una esigua pattuglia di quattro uomini, non esitava ad accettare combattimento con preponderanti forze avversarie – ricordano le cronache – Accerchiato, non abbandonava la lotta e con tiro calmo e preciso di un'arma automatica, da lui azionata, teneva a bada il nemico per dar modo ai suoi partigiani di salvarsi».

Tutto questo sino a quando «gravemente ferito, cadeva esausto ma non domo sull'arma e ai compagni accorsi per dargli aiuto rispondeva fieramente» nel suo dialetto: «Purté via la mitraglia e lascem que mè». Poi, urlando «Viva l’Italia», prosegue il racconto, aspetta la morte, consapevole di essere riuscito ad aiutare sino all’ultimo i propri compagni. (adr.ar.)

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