«A Reggio un’attenzione unica in Italia»
Durchfeld: «Solo qui avremmo potuto coinvolgere diecimila studenti nei Viaggi della Memoria»
REGGIO EMILIA. «Il 25 Aprile segna una frattura, una discontinuità che deve rimanere forte, che segna le basi dell’Italia e dell’Europa di oggi».
Niente tesi concilianti, anzi, per Matthias Durchfeld, coordinatore dei Viaggi della Memoria di Istoreco, da oltre vent’anni impegnato nella conservazione della memoria.
La “Festa d’Aprile” organizzata da Istoreco condurrà a un anniversario importante soprattutto in prospettiva futura. E per le lezioni che porta: «Il 25 aprile è una frattura, è la data che ricorda una discontinuità, su cui si è costruita l’Italia di oggi. Perché c’è una bella differenza fra le leggi razziali approvate nel 1938, che diedero il via alla persecuzione e alla deportazione degli ebrei, e una struttura democratica come quella nata dalla Resistenza e dalla costituente», spiega.
«Questo deve essere un punto fermo, si deve ricordare cosa è successo, cosa ha rappresentato la lotta per la Liberazione, la differenza che ha tracciato, chiarissima. Per me ci sono vivi e morti diversi, ieri come oggi», aggiunge.
Ragionare su Resistenza e sulle basi dell’attuale democrazia non è facile, però, specie in questa contemporaneità. E non potrebbe accadere ovunque: «Sono molto orgoglioso di quello che fa Istoreco, ma una realtà come Istoreco poteva nascere, e può ora proseguire in questo modo, solo in una città come Reggio Emilia», riflette Durchfeld.
«Qui il tema è sempre stato al centro dell’attenzione, gli enti pubblici mostrano sensibilità e danno sostegno, lo stesso fanno gli abitanti, le associazioni, l’opinione pubblica. Anche un percorso come quello dei Viaggi della Memoria, che dal 1999 ha portato ai luoghi del dominio nazista oltre diecimila studenti, difficilmente avrebbe potuto attecchire altrove».
Partecipazione diffusa, quindi: «Non a caso, anche per il 25 aprile ospiteremo una cinquantina di persone dalla Germania, che vengono in Italia per festeggiare la Liberazione. Ma è prima di tutto Reggio che partecipa. La conferma è nel programma di Festa d’Aprile, frutto dello sforzo di chi lavora a Istoreco, e voglio ricordare le fatiche di Alessandra Fontanesi in questo senso, e le belle risposte che la popolazione ha dato ai vari progetti. Per la mostra sull’arte resistenziale, siamo stati contattati da tantissime famiglie, che hanno messo a disposizione opere di grande valore affettivo».
Tutto bello. Ma dal 26 aprile, non c’è il rischio che tutto venga messo da parte?
«E’ proprio quello che non vogliamo che accada. Perché la Liberazione ha segnato la storia, ha creato questa frattura, e deve servire come spunto per ragionare su quello che ci aspetta, così come è servita per costruire dopo la guerra».
Perché ci sono «valori che devono essere portati avanti, a partire dalla voglia di impegnarsi e di combattere per ciò che è giusto, dalla voglia di cambiare le cose. Solo chi si arrende a questa società consumistica, a questo disinteresse, potrà dire: “Va bene, abbiamo fatto il 70esimo, adesso basta”. Noi di sicuro non lo faremo».
(adr.ar.)
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