Bonsu, accusa più lieve alla Fabbri
La vigilessa reggiana 50enne tornerà in aula ma per arresto illegale
PARMA. Sono trascorsi quasi sette anni dalla terribile vicenda che – a Parma – vide coinvolto il giovane ghanese Emmanuel Bonsu, aggredito dalla Municipale in un blitz antidroga (in cui lui, però, non c’entrava nulla): fu un vero e proprio scandalo di portata nazionale, con risvolti razzisti. Fra i vigili finiti nei guai la reggiana 50enne Simona Fabbri, a quel tempo vicecomandante a Parma. Ora il lungo cammino giudiziario è approdato in Cassazione e per la Fabbri (come del resto altri sei colleghi) vi è stata solo una parziale conferma della condanna (in Appello a 5 anni di carcere), in quanto la Suprema Corte ha ritenuto di derubricare il reato di sequestro di persona in arresto illegale, disponendo un giudizio di secondo grado bis, con rideterminazione della pena (che può arrivare al massimo a 3 anni per questo reato, mentre il sequestro ha un “tetto” di 10 anni). Una decisione che rievoca quanto già fece, in primo grado, l’allora legale della Fabbri (cioè l’avvocato Noris Bucchi) che si battè su questa derubricazione, depositando in aula anche una memoria difensiva mirata. A quel tempo il difensore non fece breccia, ora la Cassazione gli ha dato ragione. Si è alleggerita anche la posizione dell’agente Graziano Cicinato (difeso dal legale reggiano Helmut Bartolini): condannato in Appello a 2 anni e 10 mesi, anche per lui la Cassazione ha annullato la condanna per sequestro di persona, senza però rinvio in Appello, per non aver commesso il fatto. Rimane solo l’imputazione di violenza privata nei confronti di alcuni minori portati al comando durante quell’operazione (sarà nuovamente discussa a Bologna). (t.s.)
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