Gazzetta di Reggio

Reggio

POLITICA

Le promesse per vincere le elezioni

Luigi Setti

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Il panorama politico, attualmente,   sembra estremamente  complesso, intricato, ma, in fondo, probabilmente, tutto è abbastanza semplice e fin troppo prevedibile sia nello sviluppo a breve che a medio termine. Viviamo in un periodo storico in cui le ideologie appaiono deboli se non proprio assenti, in un periodo in cui i valori comuni appaiono tenui, fragili, affidati esclusivamente alla famiglia o alla chiesa, più al privato che al pubblico, valori da applicare in famiglia e non in società con contraddizioni drammatiche che esplodono ogni giorno agli onori della cronaca.

Viviamo in un periodo in cui gli scandali e la corruzione la fanno da padroni, sono protagonisti nel sentire comune ancora di più di quanto probabilmente accada nella realtà,  ma tanta è la debolezza della politica e la scarsa autorevolezza dei politici attuali che basta una indagine, un avviso di garanzia, un sospetto, perché nell’immaginario collettivo scatti automatico il senso di nausea, la conferma diffusa che siamo nelle mani di incapaci e disonesti, tutti uguali, la conferma che chi fa politica corra per la  poltrona, corra  non per servire ma per tradire.

Viviamo in un periodo in cui la disoccupazione, specie giovanile, nei suoi numeri veri, percepiti sulla pelle delle persone e delle famiglie, sembra irridere la costituzione di una Repubblica teoricamente fondata sul lavoro, dove le tasse e la burocrazia sono ogni giorno più oppressivi e capaci di determinare una profonda lontananza tra mondi paralleli e distanti rappresentati da gente comune  e potere,  mondi che ormai convivono per forza e non per scelta.

Viviamo in un periodo dove la “microcriminalità” è sempre meno micro e sempre più invadente, sempre più impunita, sempre più presente e aggressiva, dove il delinquente estraneo nella propria casa comincia ad essere una preoccupazione quotidiana, dove la paura della violenza fisica subita per difendere pochi spiccioli comincia ad essere una paura comune e costante per interi quartieri e per interi paesi o città.

In questo contesto le mosse e le risposte della politica sono caratterizzate da comportamenti sempre meno credibili, sempre meno autorevoli, da programmi sempre meno chiari, fumosi o addirittura orientati più alla provocazione che alla costruzione di un futuro vero, civile, sereno, comportamenti sempre più divisivi, sempre più frazionisti, in ogni singolo partito prevalgono comportamenti talmente contrastanti e contraddittori da chiedersi se partiti tradizionali ne esistono ancora, difficile per i cittadini aver fiducia, scegliere, votare, quando non sai bene chi e come darà coerenza alle promesse elettorali, agli impegni assunti e per i quali hai votato.

In questo cupo contesto tutto appare complesso e confuso, tutto appare incerto e sfuggente, oppure no, è vero l’opposto, è vero che in  fondo tutto è abbastanza semplice, abbastanza chiaro, abbastanza prevedibile. Sempre meno gente andrà a votare, sempre meno gente voterà secondo tradizione, per scelta ideologica o per senso di appartenenza e, per le persone che andranno a votare,  gli argomenti convincenti saranno pochi e semplici, meno tasse, lotta alla microcriminalità  e certezza della pena, sviluppo economico, regole certe per l’immigrazione, diritti civili, governo forte e autorevole in grado di contrastare il terrorismo e allontanare le drammatiche paure che ogni giorno ci vengono rappresentate con macabra regolarità e spettacolarità. 

Poche cose, concrete, scarsamente riconducibili ad una ideologia o ad un partito tradizionale, ma molto presenti e molto sentite dalla gente comune. Penso che su questi temi si giocherà il consenso elettorale nel prossimo futuro e quindi il governo del paese,  penso che scarsa incidenza avranno temi come jobs act, preferenze, riforma elettorale, diversità di genere, destra, centro o sinistra, così come penso che la campagna elettorale sia di fatto già cominciata con le proposte contenute nella legge di stabilità.

Il governo dice meno tasse, lotta agli sprechi e salvaguardia dei servizi, ma solo i primi due temi sono veramente al centro del dibattito, seguiti in modo più attento e più consapevole di quanto si pensi dai cittadini, meno tasse vuol dire più soldi nelle tasche della gente e meno soldi per la pubblica amministrazione, in fondo è tutta qui la discussione di questi giorni, meno spesa pubblica vuol dire meno soldi a Regioni e comuni, forse vorrà dire anche meno servizi, ma, onestamente, data la credibilità dei governanti e spesso alla inadeguatezza dei servizi, non c’è partita tra chi dice  ai cittadini “meno tasse tagliando gli sprechi che sono ancora tanti a partire dai costi della politica”, e chi sostiene che “non vi siano margini e che ogni diminuzione di spesa significhi quasi automaticamente tagli sanguinosi”,  in fondo la partita è tutta qui, ed è fin troppo facile prevedere come si schiererà la maggioranza dei cittadini e quindi come andrà a finire.

 

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