È morto lo storico macchinista del Ruggeri
Guastalla: Odescalchi aveva 87 anni, ieri il funerale. Rifiutò l’offerta di Strehler per il Piccolo di Milano
GUASTALLA. Ieri mattina si sono svolti i funerali di Osmino Odescalchi, per 40 anni macchinista scenotecnico del teatro “Ruggeri”. La sua abilità fu notata niente di meno che da Giorgio Strehler che lo voleva al Piccolo di Milano. E se il teatro comunale “Ruggero Ruggeri” poté riaprire l’8 novembre del 1965, dopo la trascuratezza degli anni cinquanta, con la compagnia di danza del Bolshoi, lo si deve anche ad Osmino Odescalchi, dipendente del Comune in qualità di muratore, che si specializzò nell’affascinante professione di macchinista scenotecnico; quelli di allora, da lui raccontati, furono momenti frenetici, di sistemazione dei palchi, della ricerca di quintature, di rocchetti e cordami per la graticcia. Ma tutto filò per il verso giusto e l’inaugurazione fu un grande successo. Osmino conosceva a memoria l’intera rete delle acque sotterranee di Guastalla, e aveva capacità di manutenzione che andavano oltre il suo ruolo. Ma la presenza a teatro era una sicurezza, centinaia sono stati gli spettacoli dove, come macchinista, in una sola giornata assieme ad Antonio Boccaccini (Spino), suo grande amico, creava l’illusione di quella meta-realtà che è la rappresentazione teatrale. Strutture di metallo, soppalchi in legno, velari artistici, meccanismi elettrici, tutti venivano rapidamente montati e si animavano nella funzione necessaria all’attore per dare senso al dramma, alla commedia, alla musica, alla danza. Ferruccio Soleri nel “Servitore di due padroni” con la compagnia del “Piccolo teatro di Milano” fu ospite nei primi anni ottanta, l'amministratore di compagnia fu talmente impressionato dall’abilità tecnica di Osmino che gli chiese se voleva andare con loro a Milano al Piccolo, allora diretto da Strehler.
Ma Osmino era troppo radicato alla sua terra e alla sua gente che non accettò, per noi fu meglio così. Questo il ricordo di Fiorello Tagliavini, responsabile del settore cultura del Comune: «Mi piace ricordarlo mentre cala funi o innalza fondali o inchioda quinte, con la vivacità delle sue battute di cui una preferita, derivata da una permanenza in Argentina “Madre de Dios” che sottolineava l’impegno di quelle azioni semplici ma precise che avrebbero a breve assicurato agli spettatori ancora una volta una scena di vita per far divertire, riflettere o in una sola parola emozionare». Osmino se n’è andato all’età di 87 anni lasciando nel dolore, oltre ai suoi cari, tanti amici che gli sono stati vicino.(m.p.)
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