Gazzetta di Reggio

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«Imprese zitte contro le mafie»

di Jacopo Della Porta
«Imprese zitte contro le mafie»

Le accuse di Enrico Bini nei confronti del mondo imprenditoriale. «Passi avanti solo dagli enti locali»

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REGGIO EMILIA. «Un’assenza importante» nelle iniziative antimafia e «un silenzio assordante» dopo l’inchiesta Aemilia, che ha mostrato la vastità del radicamento ’ndranghetista e messo in luce la rete delle complicità.

Il bersaglio di Enrico Bini, sindaco di Castelnovo Monti e consigliere con delega alla legalità della Provincia, è il sistema imprenditoriale reggiano. Un duro attacco che è arrivato con il consueto stile senza fronzoli del primo cittadino nell’incontro “Ndrangheta in Emilia”, che si è svolto ieri nell’Aula Manodori dell’Università di Reggio, in occasione della seconda giornata del festival “Noi contro le mafie”.

Lunedì la vicepresidente dell’assemblea legislativa regionale Ottavia Soncini aveva detto che nel campo della lotta alla mafia non siamo all’anno zero, sottolineando quanto è stato fatto in questi anni in materia di prevenzione e repressione.

«Ma nel mondo imprenditoriale siamo invece sotto zero», ha aggiunto il sindaco di Castelnovo Monti, che invece ha dato atto dei passi avanti fatti dalle amministrazioni, a partire dalla Provincia che ha deciso di «creare uno staff che lavora su questo argomento e mette intorno a un tavolo i sindaci, con i quali stiamo creando una rete locale di contrasto alla mafia».

Il sindaco Bini ha ringraziato gli organizzatori del festival Rosa Frammartino e Antonio Nicaso per quest’iniziativa «partita cinque anni fa quando non era ancora chiaro a tutti che la ’ndrangheta c’era» e ha detto che anche grazie a loro «oggi nelle scuole non siamo all’anno zero» e «si è creata una coscienza che purtroppo non è ancora di tutti».

Bini nel suo intervento ha spronato tutti a «fare i conti con questo fenomeno, con chi ha fatto affari con questi personaggi e continua a farli».

Parlando del mondo degli autotrasporti nel Reggiano, il settore dove iniziarono le sue denunce come responsabile della Cna, ha lanciato l’allarme sui tentativi di persone «arrestate per mafia che stanno già aprendo attività con dei prestanome e si stanno spostando a Mantova, Parma, Modena e in Liguria».

Bini ha poi parlato del nuovo protocollo che la Provincia e la Prefettura stanno approntando, «per stringere i controlli e guardare di più dentro le pieghe degli appalti, dentro le municipalizzate, anche dove si continua a fare gare al massimo ribasso, che sono una piaga del nostro territorio e che consentono ai mafiosi di entrare nell’economia».

Il primo cittadino è tornato anche sul “caso Brescello” e sulle dichiarazioni del collega Marcello Coffrini, ribadendo che «la politica deve prendere le distanze con chiarezza».

Al dibattito è intervenuto anche Vito Zincani, ex procuratore capo di Modena, che ha parlato delle dinamiche che hanno portato alcune imprese a stringersi in un abbraccio mortale con la malavita organizzata.

«Il processo d'avvicinamento – ha detto il magistrato – inizia quando l’impresa legale comincia a violare le norme, ad esempio fiscali e previdenziali, per ottenere dei vantaggi. Pur essendo un’impresa legale, inizia ad assomigliare, nella sistematica violazione delle regole, all’impresa mafiosa, che a sua volta tende a mimetizzarsi con le attività legali. E’ qui che avviene la giuntura tra economia e imprese criminali ed è questa la dinamica che è avvenuta nelle regioni più progredite economicamente».

Da alcuni anni le inchieste in Emilia puntano a fare luce sull’area grigia dei legami tra malavita e colletti bianchi. «Non parlerei solo di complicità ma di interconnessioni necessarie – ha detto Zincani –, nel momento in cui la modalità d’azione di un’impresa legale è la medesima di quella criminale è normale che tutto il mondo che fa funzionare le aziende, professionisti e consulenti, sia coinvolto all’interno di questo sistema».

Il magistrato ha ribadito come questo abbraccio sia mortale, «perché la mafia mira a controllare le aziende e non si limita a fornire beni e servizi a prezzi apparentemente competitivi». Questo incontro è inoltre dannoso per tutta l’economia «perché la criminalità organizzata non si affida certo alla ricerca e all’innovazione per ottenere profitti» e dunque la sua presenza impoverisce tutto il territorio, «come dimostra il fatto che dove storicamente è più forte la mafia c’è maggiore povertà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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