Nel pozzo di Chiozza c'è il cadavere di un uomo
Recuperate altre ossa e frammenti di un paio di boxer. A Scandiano c'è solo un uomo scomparso dal 2008 e mai trovato
SCANDIANO. Non ci sono più dubbi: nel pozzo della cascina di via Venere 23, a Chiozza, ci sono i resti di uno scheletro umano. A quanto risale la morte e in che circostanze sia avvenuta, per il momento, restano interrogativi aperti a cui gli investigatori, ma soprattutto gli accertamenti medico legali, dovranno trovare risposta.
Le ricerche, da parte della squadra Saf e dei sommazzatori dei vigili del fuoco, dopo un’intera giornata sono finite ieri verso le 17. Prima grazie a una telecamera immersa nell’acqua buia del pozzo artesiano, poi con l’intervento prolungato del sub è stato possibile recuperare una quindicina di reperti: oltre al piede dentro il calzino e il sandalo recuperati già martedì, ieri si sono aggiunti due femori, pezzi di bacino, pezzi di colonna vertebrale, costole. In pratica, frammenti ossei ma anche organici saponificati della parte inferiore di un cadavere. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11235855:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/04/14/news/ossa-umane-in-un-pozzo-giallo-a-chiozza-1.11235855]]
Mancano il teschio e la parte superiore, che potrebbero però essere sul fondo di quello stesso pozzo che finisce a imbuto e dove il sommozzatore non ha potuto, anche per ragioni di sicurezza, spingersi oltre e rimanere di più. Ma non sono stati trovati soltanto reperti organici.
Tra i reperti c’è anche quello che resta di un paio di boxer: in pratica, soltanto l’elastico e le cuciture. Un particolare che, aggiunto a quella calzatura taglia 42, fa pensare che si trattasse di un uomo.
I reperti ora sono a disposizione della Medicina legale di Modena. Già ieri il medico legale ha potuto visionarli sul posto. E’ presto per pronunciarsi. Ci sono variabili non di poco conto che restano, per ora, sconosciute: come sapere quanto a lungo il cadavere sia stato nell’acqua, quanto all’aria all’interno di un pozzo artesiano dove, nei periodi di siccità, l’acqua si abbassa. Di certo, quel corpo era lì da molti mesi, forse anni.
Anche sulle cause della morte, si maneggiano soltanto interrogativi. Un pezzo di colonna vertebrale recuperato, però, è annerito. E’ carbonizzato oppure è colpa della decomposizione del corpo nell’acqua? Lo dirà il medico legale, il quale dovrà anche verificare se dai resti sia possibile estrapolare un dna.
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Il magistrato di turno, la dottoressa Giulia Stignani, ha aperto un fascicolo. Nella giornata di oggi dovrà decidere, dopo un confronto con i carabinieri della tenenza di Scandiano che indagano sul caso, in che modo gli accertamenti e il recupero degli altri reperti dovrà avvenire. Intanto, sono iniziate le indagini per cercare di dare un nome a quell’uomo.
A Scandiano c’è solo una denuncia di scomparsa mai risolta: un uomo del paese, sparito nel 2008 e mai più ricomparso. Un uomo che viveva di espedienti e spesso trovava rifugio anche in casolari come quello.
Ma si sta tenendo in nota anche il fatto che, per un certo periodo, la cascina era frequentata da un gruppo di stranieri, sbandati. E forse potrebbe essere successo qualcosa durante uno dei loro ritrovi. Ma sono solo ipotesi, tra le tante. Al momento, infatti, tutte le porte restano aperte sul giallo di Chiozza.
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