«Sì alla cooperazione con l’Africa»
L’ex premier Romano Prodi lancia la commissione paritetica
REGGIO EMILIA. Il patto di solidarietà con il continente nero è stato rinnovato ieri sotto gli auspici di Romano Prodi, già capo della Commissione Onu per l'Africa e ora presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli. Il rapporto d’amicizia sta da tempo evolvendo verso un partenariato, allargato ormai ai 25 Stati che hanno partecipato alla prima riunione del corpo diplomatico africano convocata in Italia al di fuori di Roma.Quindici ambasciatori e diversi rappresentanti di Algeria, Angola, Burkina Faso, Camerun, Capo Verde, Congo, Eritrea, Etiopia, Gabon, Guinea, Guinea Equatoriale, Mauritania, Mozambico, Nigeria, Somalia, Sudafrica, Sudan, Uganda, Zambia, Zimbabue, Costa d'Avorio, Kenia, Liberia, Sud Sudan e Marocco sono stati ricevuti in sala Tricolore dal sindaco Luca Vecchi, da Prodi e da esponenti delle istituzioni. Nel pomeriggio i contatti sono stati approfonditi al Tecnopolo, in presenza dell’assessore Serena Foracchia, di Sergio Ferrari, prorettore dell'università, Aimone Storchi di Reggio Emilia innovazione e Giuseppe Veneri, presidente di Crpa. Vecchi ha ricordato il lungo cammino di cooperazione aperto negli anni ‘60. «Propongo - ha detto il sindaco - di formare una commissione paritetica con il corpo diplomatico e il ministero degli Esteri». Gli hanno dato man forte Franco Mazza, presidente della fondazione Solidarietà reggiana, e Paolo Sannella, presidente del Centro di relazioni con l'Africa.
Secondo Stefano Landi, presidente della Camera di Commercio, sono molte le opportunità offerte alle imprese della nostra provincia. «L'Africa - ha concluso Prodi - nell'ultimo decennio ha conosciuto una grande crescita, che, dopo una lunga recessione, l'ha riportata al livello degli anni ‘80 grazie agli oltre 70 miliardi di rimesse degli emigranti, che hanno compensato la grossa riduzione degli aiuti internazionali. Un terzo della popolazione è sotto il livello di povertà, ma i fermenti sono straordinari. I conflitti e il terrorismo possono essere dirompenti, ma la cooperazione con l'Italia è fondamentale per costruire un futuro comune».
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