Centri antiviolenza: un clic per raccontare frammenti di vita
"Donne al centro" è il titolo della mostra curata da Nondasola e allestita alla Galleria Parmeggiani fino a domenica
REGGIO EMILIA. Si può visitare fino a domenica, alla Galleria Parmeggiani, "Donne al centro". Più che una mostra un progetto fotografico di Valeria Sacchetti curato da Nondasola e dalla Casa delle donne di Modena, che vuole raccontare delle storie e, attraverso queste, percorsi di uscita dalla violenza delle donne che si rivolgono ai Centri antiviolenza: frammenti di vita e di pratiche che insieme disegnano la fisionomia delle "Case delle donne".
Luoghi concreti e momenti di quotidianità che trasmettono stati d’animo di donne che si incontrano, ascoltano e si ascoltano, si fidano e si affidano.
Spazi abitati da donne fuggite dalla violenza, spesso con le figlie e i figli, approdate nei Centri alla ricerca di
sicurezza e di tranquillità. "Centro" come luogo di accoglienza e ospitalità, condizione materiale, ma soprattutto
mentale che le donne si trovano a sperimentare: finalmente libere di raccontarsi, di decidere, di scegliere,
di guardarsi dentro.
Sentirsi al centro nell’ideazione di un nuovo progetto di vita, pensato e generato dallo e nello scambio con altre donne.
Nuove traiettorie esistenziali che cercano il più possibile di muoversi lungo l’asse dei desideri e lontane dalla violenza incontrata nella loro vita. Scatti che illuminano storie che dalla memoria personale si spostano e vanno a sostanziare pezzi di memoria collettiva. Immagini che raccontano i Centri come territori di tregua dove la relazione fra donne è filo di resistenza contro la violenza maschile.
"In un tempo in cui molto si parla di femicidi, ogni anno superano il centinaio - spiega Carmen Marini, presidente dell'associazione Nondasolai, ideatrice e coordinatrice del progetto - parlare, attraverso un linguaggio
"altro" di donne che vogliono farcela, ci è sembrato un atto dovuto non solo nei confronti di quelle che si
rivolgono a noi, ma anche rispetto a tutte le altre che ancora non trovano il coraggio di farlo. La fotografia allora può configurarsi come medium dove forma e contenuto, arte e vita, si incontrano. Un tentativo da parte nostra di rendere percettibile la complessità delle conseguenze della violenza maschile sulle donne, testimoniando con la fotografia quello che non sempre si vede. Inquadrare, documentare e fissare in immagini alcuni dei possibili percorsi di uscita dalla violenza per noi ha voluto dire mettere in primo piano i Centri come luoghi di relazione tra donne per comunicare a tutte le donne che dalla violenza si esce e che insieme si può: racconti visivi, iconografie del quotidiano. Non è la pietà, non è la commozione che vogliamo suscitare, non è di vittime con lividi e ferite che vogliamo narrarvi, ma del diritto alla vita, alla libertà e all’autoderminazione delle donne. La violenza, nelle sue diverse forme, ci riguarda tutti e tutte".
La mostra, alla quale si affianca un libro/catalogo presentato sabato scorso da Lea Melandri e Giuditta Creazzo. è aperta oggi dalle 9 alle 12; sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.
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