Gazzetta di Reggio

Reggio

«La burocrazia costringe molti a chiudere»

Dopo la denuncia degli “Imprenditori emiliani”, Andrea Capelli boccia le norme fiscali

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REGGIO EMILIA. “Premesso che le tasse vanno sempre pagate tutte, il metodo induttivo desta perplessità perché la realtà spesso non è come l’induzione suggerisce e dunque un imprenditore vorrebbe che le contestazioni fossero fondate su riscontri puntuali e non ipotesi». Così Andrea Capelli, capogruppo del Pd in Comune e contitolare di una delle più importanti autocarrozzerie della città, commenta il cahier de doleances uscito all’incontro organizzato da un gruppo di autoriparatori reggiani al Golf Club di San Bartolomeo. All’incontro erano presenti soprattutto autoriparatori. Luisa Catellani, promotrice dell’associazione “Imprenditori emiliani”, spiega le ragioni: «A Reggio i meccanici sono sistematicamente presi di mira. Sono andati anche due volte in poco tempo dalle stesse persone. C’è gente indebitata, che ha perso la casa. Non avete idea di quanta disperazione ci sia ed è per questo che con alcuni colleghi abbiamo dato vita all’associazione».

Artigiani e professionisti in sala hanno espresso sfiducia verso le associazioni di categoria, che non li tutelerebbero, e i commercialisti che «si comportano da mediatori, proponendo di fare accordi con l’Agenzia, con il solo scopo di prendere la loro parcella», ha detto l’imprenditore di Valdobbiadene Cesare De Stefani. Uno degli aspetti più contestati è quello del metodo induttivo utilizzato per gli accertamenti. L’Agenzia ha un modello, basato su alcuni dati statistici, con il quale calcola il reddito potenziale e poi lo confronta con quello dichiarato. Secondo gli artigiani l’ente si limiterebbe a colpire chiunque si discosti, senza verificare come stiano le cose. «Utilizzano numeri a caso - dice un meccanico - perché non tengono conto che i dipendenti non lavorano otto ore di fila tutti i giorni. Ci sono i tempi morti, le manutenzioni, i lavoratori più o meno fannulloni. Loro invece non lo considerano e fanno i calcoli come se lavorassimo sempre a pieno ritmo».

A generare perplessità è anche la contrattazione che l’Agenzia spesso instaura. «Subito sparano alto - dice un autoriparatore - poi se ti accordi paghi la metà. A me hanno chiesto 44 mila euro, poi 22mila. Che senso ha?». Ed è proprio questa modalità di proporre sconti “che viene vissuta come estorsiva”, dice Dissegna che poi però precisa quanto la sua non sia una accusa ai funzionari dell’agenzia, quanto alla burocrazia e alla legislazione vigente. E su questo Capelli concorda in pieno: «Il problema non è l’Agenzia, ma la burocrazia, che va semplificata per consentire anche ai piccoli artigiani di potersi adeguare più facilmente». (j.d.p.)

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