Nelle stanze di Palazzo da Mosto la collettiva “No Man Nature”
REGGIO EMILIA. Gli spazi espositivi sono importanti, spesso esaltano eventi culturali e incontri. Possono essere la “bella cornice”, come nel caso di Fotografia Europea. Ecco allora che venti eventi...
REGGIO EMILIA. Gli spazi espositivi sono importanti, spesso esaltano eventi culturali e incontri. Possono essere la “bella cornice”, come nel caso di Fotografia Europea. Ecco allora che venti eventi saranno ospitati nei Chiostri di San Pietro, di San Domenico, nel Palazzo dei Musei, nella Galleria Parmeggiani, allo Spazio Gerra, nella Sinagoga, al Museo dei Cappuccini e alla Panizzi. E, novità assoluta di quest’anno, nello splendido Palazzo da Mosto, in via Giovanni Battista Mari, in pieno centro, di proprietà della Fondazione Manodori. Un complesso rinascimentale voluto da Francesco da Mosto, alto funzionario ducale, nel ‘400; fu sede dell’asilo infantile Manodori dalla metà dell’Ottocento fino a qualche decennio fa. Lo scorso anno ha riaperto al pubblico dopo una serie di lavori di restauro (anche se il cantiere non è del tutto concluso). E adesso riapre le sue porte alla cittadinanza in occasione di Fotografia Europea. «Abbiamo sempre sostenuto il festival e quest’anno, per la prima volta, mettiamo a disposizione uno dei più bei palazzi di Reggio – dice Gianni Borghi, presidente Fondazione Manodori – Palazzo da Mosto sarà una delle sedi principali e ospiterà la collettiva No Man Nature, quindi le opere di vari artisti di fama internazionale. Ciascuno di loro avrà a disposizione una stanza del Palazzo. Per i reggiani sarà una doppia occasione: potranno vedere la mostra e visitare il palazzo».
Curata dai tre membri del nuovo comitato scientifico di FE 015 (Elio Grazioli e Walter Guadagnini con Diane Dufour), raccoglie le opere di Darren Almond, Enrico Bedolo, Ricardo Cases, Pierluigi Fresia, Stephen Gill, Mishka Henner, Ange Leccia e Dominique Gonzalez-Foerster, Amedeo Martegani , Richard Mosse, Thomas Ruff, Batia Suter, Carlo Valsecchi, Helmut Völter, che spingono il pubblico a interrogarsi su temi e questioni legate al filo conduttore della manifestazione: Effetto Terra. «Avevamo annunciato che questa sede sarebbe stata messa a disposizione della città per manifestazioni di alto livello – conclude Borghi – Fotografia Europea sarà il primo di una serie di appuntamenti culturali. E, una volta conclusi tutti i lavori, qui sarà anche ripristinato l’asilo».
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