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RUBIERA, ASSOLTO DALL’ACCUSA DI TRUFFA

Si spacciava per legale: condannato Papaverone, ex Dc

Si spacciava per legale: condannato Papaverone, ex Dc

RUBIERA. Assolto dall’accusa di truffa. Condannato a tre mesi di carcere per l’accusa di esercizio abusivo di professione. In questo caso, di avvocato. Obbligato a pagare una provvisionale da 10mila...

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RUBIERA. Assolto dall’accusa di truffa. Condannato a tre mesi di carcere per l’accusa di esercizio abusivo di professione. In questo caso, di avvocato. Obbligato a pagare una provvisionale da 10mila euro alla parte civile, un ristoratore che dice di essere andato in rovina a causa sua. La sentenza del giudice Simona Siena ha prodotto una sorta di “pareggio” per Maurizio Papaverone, noto politico e uomo d’affari di Rubiera, arrivato alla ribalta anche come ex presidente della squadra di pallamano locale. Commenta il suo difensore Massimo Simonini: «Abbiamo ottenuto un sostanziale pareggio dato che la sentenza esclude che il mio assistito sia un truffatore. Ora punteremo all’assoluzione in appello».

Il ricorso è quindi certo e probabilmente si imbatterà nella prescrizione che renderebbe vano tutto l’accertamento della verità su questa vicenda che riguarda un ristoratore che ingenuamente ha creduto in Papaverone e alla fine dice di aver riportato una catastrofe finanziaria. Si tratta del titolare dell’ex Sfinge di Cittanova (Modena). È lui ad aver raccontato ai magistrati, dopo un rovinoso fallimento, che all’origine c’era quell’uomo elegante e circondato dal lusso che lasciava intendere a chiunque di essere un avvocato. Papaverone gli aveva dato consigli per una causa alla quale poi non si era presentato. E non poteva, si è scoperto, perché non era un avvocato, ma come raccontava lui stesso, un “consulente legale”, definizione alquanto vaga che non necessita di titoli. La parte della truffa riguardava il racconto della vittima di pranzi e cene per poche persone o tavolate da decine e decine di ospiti che l’ex presidente della Dc di Modena faceva senza pagare il conto. Ed è la parte dell’assoluzione. (c.g.)

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