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Iori: «A vincere è sempre il banco, non giochiamo i nostri soldi»

Iori: «A vincere è sempre il banco, non giochiamo i nostri soldi»

Il presidente della comunità Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia mette in guardia dei pericoli a cui va incontro chi tenta la fortuna con i 

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SANT’ILARIO. «La vincita farà la felicità della signora, forse, ma avrà effetti devastanti su migliaia di persone». È con queste parole che Matteo Iori, presidente della comunità Papa Giovanni XXIII, commenta la fortunata grattata al Bar Anna di Calerno.

«Oggi – spiega Iori – tutti leggeranno sui giornali, con grandi titoloni, che una donna ha vinto due milioni con un tagliando pagato dieci euro, si riconosceranno in lei e, pensando che la stessa cosa potrebbe accadere anche a loro, andranno ad aumentare il numero di giocatori che ogni anno perde montagne di soldi facendo la felicità di chi gestisce il gioco e dell’erario». Sì perché, alla fine dei conti, a vincere sempre è solo il banco. «Bisogna far capire a tutti che questa donna è stata incredibilmente fortunata e che una vincita di questo tipo è difficilissima – continua il presidente della Papa Giovanni XXIII –. La probabilità di centrare il jackpot di due milioni di euro al gratta e vinci “Oro e diamanti”, infatti, è una su sei milioni di biglietti: è come se ci fosse una fila ininterrotta di gratta e vinci che va da Milano a Potenza e che, in questa fila ininterrotta di 918 chilometri, ci fosse un solo biglietto che permette di vincere il premio massimo. Questa signora l’ha trovato».

«Il problema dei gratta e vinci – aggiunge Iori – è che sono socialmente accettati e la percezione del rischio è molto bassa. Spesso si vedono genitori che fanno grattare i tagliandi ai figli, perché hanno la “manina fortunata”, o addirittura li mandano a comprarli al posto loro. E spesso gli esercenti, forti di questa benevolenza verso i gratta e vinci, li vendono illecitamente ai minorenni».

Secondo i dati del Cnr, infatti, le lotterie istantanee sono il gioco preferito dei giovanissimi: in Italia ci giocano 630mila ragazzi tra i 15 e i 19 anni. «Anche nella nostra comunità – spiega il presidente della Papa Giovanni XXIII – ci sono persone dipendenti dai gratta e vinci. La dipendenza da lotterie istantanee è la terza causa di ricovero nella nostra struttura, dopo la dipendenza da apparecchi (ossia videolottery e slot machine), e da scommesse sportive. Sarebbe interessante sapere quanti gratta e vinci vengono venduti all’anno – conclude Iori – permetterebbe finalmente di classificarli come gioco d’azzardo». (m.r.)

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