Cinquanta medici fanno causa allo Stato
Chiedono, tramite i legali Bursi e Pittone, quanto non corrisposto negli anni di specializzazione: in ballo 2 milioni di euro
REGGIO EMILIA. Una cinquantina di medici che si sono specializzati fra il 1994 e il 2006 hanno fatto causa allo Stato per ottenere il recupero delle differenze retributive e il versamento dei relativi contributi previdenziali, come era stato previsto da una precisa direttiva comunitaria che, in Italia, è stata effettivamente applicata però solo a partire dal 2007.
Tecnicamente è un ricorso collettivo e questo piccolo esercito di dottori è tutelato dagli avvocati reggiani Giuseppe Bursi e Marzia Pittone. E in ballo non vi sono certo bruscolini, perché in quegli anni gli specializzandi percepivano solo una borsa di studio annuale sui 10-12mila euro lordi (senza versamento dei contributi e copertura assicurativa), mentre avrebbero dovuto percepire cifre ben differenti.
Orientativamente gli avvocati Bursi e Pittone hanno fatto una stima complessiva sui due milioni di euro: «Si può ipotizzare, con sufficiente grado di certezza – spiegano nel loro studio legale – che, in caso di esito positivo, a ciascuno dei medici ricorrenti spetterà una somma che può partire da un minimo di 30mila euro, sino a 45mila euro, variabili secondo il numero di anni previsto per ogni singola scuola di specializzazione, oltre al pagamento dei contributi previdenziali per gli anni di frequenza».
I medici specializzati che hanno avviato l’azione legale sono ora sulla quarantina d’anni e nei loro racconti su quel periodo susseguito alla laurea, non di rado, spuntano lavoretti extra nel fine settimana (in bar, ristoranti od altro tipo d’attività) per potersi mantenere quasi sempre lontano dalla casa di famiglia.
Il ricorso collettivo presentato dai due avvocati reggiani è diviso in tre tronconi davanti ad altrettanti giudici civili del tribunale di Roma. E in una di queste tre cause di risarcimento-danni c’è in arrivo la sentenza. Fra l’altro non sono poche le sentenze di tribunali e corti d’appello che hanno accolto i ricorsi promossi dai laureati in medicina e chirurgia specializzatisi nel periodo 1994-2006, inoltre la Cassazione ha risolto il “nodo” relativo alla prescrizione: il termine è di 10 anni – a decorrere dal 6 luglio 2007 – per avere diritto ad avviare l’azione giudiziaria.
La disparità di trattamento sta nel fatto che dal 2007 la direttiva comunitaria è effettivamente applicata e chi abbraccia la via della specializzazione ha un trattamento economico adeguato e allineato a livello europeo (22.700 euro per la parte fissa di remunerazione e 2.300 euro per la parte variabile) oltre che comprensivo degli oneri contributivi (per un terzo a carico del medico), con iscrizione ai fini previdenziali con assunzione, a carico dell’azienda sanitaria presso la quale è svolta l’attività, degli oneri di copertura assicurativa dei rischi professionali. «Tutto ciò – rimarcano i due legali reggiani – doveva essere applicato sin dal 1993, anno di emissione della direttiva europea, ma così non è stato».
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