Don Ciotti: «Non fatevi comprare»
Palasport di Correggio blindato per l’incontro tra il fondatore del Gruppo Abele e gli studenti delle scuole superiori
CORREGGIO. Per più di 90 minuti ha parlato e risposto alle domande, mantenendo l’attenzione di 500 ragazzi delle superiori e delle medie di Correggio, che lo hanno seguito in modo composto e partecipe. Di tanto in tanto ha ripreso con un fischio e un’occhiataccia tra il severo e il divertito qualche studente più esuberante. Tenere a bada un uditorio di giovani non è un’impresa alla portata di tutti e anche da questo si vede il carisma di un uomo come don Luigi Ciotti, che ieri mattina era al Palazzetto dello Sport nell’ambito del festival “Noi contro le mafie”, in un incontro promosso dal Lions Club Antonio Allegri.
Prima che il Palazzetto fosse aperto agli studenti, i carabinieri hanno perlustrato l’interno anche con l’ausilio di un cane anti-esplosivi arrivato da Padova. Una parte del parcheggio era stata transennata con largo anticipo e cinque auto che ieri mattina si trovavano ancora in quell’area sono state rimosse per motivi di sicurezza, che sono diventati stringenti da quando il boss corleonese Toto Riina è stato intercettato per due volte in carcere mentre emetteva una sentenza di morte nei confronti del prete. Una volta terminati i controlli sulle gradinate e nel parterre si sono accomodate 17 classi del liceo Corso, dell’istituto Einaudi e del Convitto e 6 delle medie.
Quella di don Ciotti non è stata la classica lezione contro la mafia. E’ lo si è capito subito dal fatto che il sacerdote ha voluto che i ragazzi prendessero per primi la parola. Così cinque studenti hanno chiesto come è nata l’idea di fondare Libera, se la mafia avrà una fine, come prevedeva il giudice Giovanni Falcone, se nel corso degli anni crede di aver commesso degli errori e cosa possiamo fare nel futuro prossimo per contrastare la criminalità. Il prete a quel punto si è alzato, e hanno fatto lo stesso il sindaco Ilenia Malavasi e il presidente del Lions Giorgio Davoli, e i cinque studenti hanno preso il posto dei relatori per tutto l’incontro, a sottolineare che i protagonisti dell’evento sarebbero stati loro.
Nell’ora e mezza successiva don Ciotti non ha tenuto una relazione, ma ha raccontato la sua storia, prima dentro il Gruppo Abele, nato nel 1965 per servire gli emarginati, e poi come fondatore e animatore di Libera, che quest’anno ha compiuto 20 anni. Una straordinaria storia che ne raccoglie tante altre al suo interno. Così parlare del Gruppo Abele vuol dire anche ricordare che quando aveva 17 anni incontrò a Torino un senzatetto che aveva notato che in un bar dei giovani si drogavano. Parlare della giornata del 21 marzo, quella dedicata alle vittime della mafia, vuole dire ricordare Carmela, la madre dell’agente Antonio Montinaro, morto con Falcone, che un giorno parlando con lui si lamentò che il figlio e gli altri poliziotti fossero ricordati solo come “quelli della scorta e non per nome”.
Quello di don Ciotti è un percorso umano tra problemi e difficoltà di vario genere, ma anche tra “le tante cose belle e positive che ci sono, che fanno meno chiasso e rumore, ma che dobbiamo conoscere, sostenere e incoraggiare”.
Parlando delle mafie il religioso ha detto che “oggi sono tornate fortissime perché hanno tanto denaro e possono comprare molte cose” e si è lamentato dei ritardi della politica nell’approntare leggi adeguate “sul falso in bilancio, la prescrizione, la corruzione e l’autoriciclaggio”. Il fondatore di Libera ai ragazzi ha voluto ricordate che “la legalità non è un fine, un valore in sé, ma un mezzo, un prerequisito per raggiungere i valori, primo tra tutti quello della giustizia”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
