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Morto nel pozzo, si pensa a un omicidio

Morto nel pozzo, si pensa a un omicidio

Scandiano: il sostituto procuratore Stignani ha aperto un fascicolo con questa ipotesi, ora si aspetta l’esame del Dna

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SCANDIANO. Omicidio. Potrebbe spiegarsi così il ritrovamento delle ossa umane nel pozzo artesiano del casolare abbandonato in via Venere 23, a Chiozza.

Dopo aver momentaneamente messo da parte le altre piste – tra cui quella di un suicidio e di un incidente – il sostituto procuratore Giulia Stignani ha infatti aperto un fascicolo d’indagine con questa ipotesi, e ha sequestrato l’intera casa colonica.

A farla propendere per questa soluzione, probabilmente, è stata la posizione in cui sono stati trovati i resti: quella di un corpo calato a testa in giù, forse legato a un peso.

Dal pozzo del mistero, infatti, sono emersi solo ossa del piede ancora avvolte da un calzino, due femori, pezzi del bacino, costole e alcune parti della colonna vertebrale, mentre il cranio e la parte superiore dell’addome non sono ancora stati ritrovati.

Tutto fa pensare che siano ancora in fondo al pozzo, immersi nella melma, ma non è detto. Come non è detto che, se di omicidio si vuole parlare, la vittima sia morta cadendo nel pozzo. Potrebbe anche essere stata uccisa in un altro luogo, per esempio, e poi scaraventata nella voragine, lontano da sguardi indiscreti.

Da capire anche per quanto tempo le ossa siano rimaste in acqua: potrebbero essere dieci anni, ma anche quindici.

L’unica certezza, per ora, è che i resti appertongono a un uomo: lo dimostrano i brandelli di boxer e il sandalo maschile – di numero 42 – trovati nel pozzo del casolare insieme alle ossa. Purtroppo, per motivi di sicurezza, le ricerche per trovare la parte di scheletro ancora dispersa sono state interrotte: i tecnici dei carabinieri e i sommozzatori di Ravenna, infatti, avrebbero dovuto avventurarsi nel tunnel in fondo al pozzo ardesiano, che si snoda in profondità con curve e anfratti.

Ora, d’altra parte, c’è già materia organica sufficiente per effettuare l’esame del Dna. Quando si riuscirà a estrarre la sequenza di acido deossiribonucleico dalle ossa ritrovate in via Venere 23, infatti, si potrà confrontare il Dna dell’uomo con quelli – contenuti nelle banche dati – delle persone scomparse o che hanno commesso reati, e risalire alla sua identità. (m.r.)

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