Resta in carcere l'allenatore accusato di pedofilia, sotto esame i suoi sms
La difesa aveva chiesto i domiciliari. Il 45enne coach reggiano ha respinto ogni accusa
REGGIO EMILIA. Resta in carcere il 45enne allenatore di una squadra giovanile di pallacanestro cittadina, finito giovedì in manette con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino che allenava, minore di 16 anni. La decisione è stata presa questa mattina, sabato 18, dal gip Antonella Pini Bentivoglio, dopo l'interrogatorio di garanzia avvenuto in carcere. La difesa aveva chiesto i domiciliari.
Intanto la polizia e la procura hanno rintracciato una lunga serie di sms con i quali l'allenatore comunicava con il ragazzino e con la madre di quest'ultimo. Il contenuto dei messaggi telefonici adesso è sotto esame.
L'arresto è avvenuto ad opera della squadra mobile di Reggio Emilia. Ad accorgersi dell'accaduto sono stati i genitori del minorenne che hanno notato in lui segnali di disagio, decidendo di sporgere denuncia.
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Le indagini della squadra mobile sono partite due mesi fa. Secondo gli investigatori, gli episodi di violenza sarebbero avvenute anche in luoghi diversi dalla palestra in cui si allenava il ragazzino. Il quarantenne, infatti, era riuscito a stringere un rapporto di fiducia e confidenza anche con i genitori della vittima.
L'uomo si è già difeso a spada tratta, respingendo ogni accusa e confermando solo che il ragazzino andava a pranzo da lui e in casa sua faceva i compiti.
Dalla Questura tuttavia lanciano l'appello ad altre famiglie reggiane a segnalare eventuali abusi. Il sospetto è che il caso non sia isolato.
Su richiesta del pm Pantani, il 15enne sarà interrogato sotto forma di incidente probatorio (quindi davanti al gip, ai legali delle parti e soprattutto gli esperti che verranno nominati) per “cristallizzare” quanto racconterà il minore su questa vicenda e in tale forma le sue parole saranno utililizzabili come prova in un eventuale processo
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