Gazzetta di Reggio

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Abusi sul 15enne, il coach resta dentro

di Tiziano Soresina
Abusi sul 15enne, il coach resta dentro

Per il gip Pini Bentivoglio è socialmente pericoloso e potrebbe rifarlo. Nuove testimonianze in questura e in procura

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REGGIO EMILIA. Si è complicata e non poco la posizione dell’allenatore 45enne di basket giovanile accusato di atti pedofili nei confronti di un suo giocatore di 15 anni.

Ieri, in tarda mattinata, il gip Antonella Pini Bentivoglio ha infatti deciso di mantenere in cella il coach, battendo su due punti non indifferenti: il tecnico è pericoloso socialmente e può rifarlo. Un giudizio duro, da “predatore”, su cui può aver pesato l’ulteriore documentazione (tecnicamente un supplemento istruttorio) presentata venerdì pomeriggio dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani dopo l’interrogatorio di garanzia tenutosi in carcere, in cui l’indagato (assistito dall’avvocatessa Alessandra Lollo in sostituzione del difensore Alessandro Nizzoli) ha parlato per circa tre ore davanti al gip Pini Bentivoglio. Al termine la difesa aveva chiesto una misura restrittiva meno afflittiva (gli arresti domiciliari, con la possibilità per il 45enne di poter continuare a lavorare), mentre il pm Pantani è rimasto fermo sulla richiesta carceraria, aggiungendo però ulteriori atti che sarebbero il risultato di nuove testimonianze raccolte sul caso. Da quanto “filtra” le indagini proseguono a tamburo battente con interrogatori sia in procura che in questura (della vicenda se ne sta occupando la squadra mobile). Sono stati sentiti i compagni di squadra del 15enne per capire se ciò su cui si indaga sia – all’interno di quel gruppo cestistico – un fatto isolato oppure no. In generale, però, la Mobile ritiene che altri ragazzini siano finiti nella “rete” del 45enne che allena da tanto tempo e ha lavorato per diverse società (anche in provincia). Da qui l’appello – in conferenza-stampa – a segnalare alla polizia eventuali sospetti o vicende analoghe. Sono in corso anche riscontri sui film porno sequestrati nell’abitazione del coach (sono stati usati per eccitare il 15enne?), accertamenti anche sul pc sequestrato al 45enne, ma anche sul contenuto degli sms individuati fra l’allenatore e il ragazzino e fra il coach e la madre del giovane cestista. Un altro aspetto che lascia perplessi gli inquirenti è che il 45enne, all’inizio della stagione agonistica, non abbia stranamente voluto un vice che l’aiutasse nella gestione della squadra. E ancora, il coach si è autosospeso (come sostiene) quando ha intercettato quella “voce” su di lui, oppure l’ha cacciato la società come dicono i dirigenti appena saputo della denuncia?

Il coach giovedì pomeriggio – nel lungo interrogatorio in carcere – ha negato di aver molestato sessualmente il 15enne, confermando solo i rapporti stretti del ragazzino con lui e la sua famiglia («La madre mi aveva chiesto di stargli vicino»), con tanto, a casa del tecnico, di pranzi in compagnia e compiti fatti nel solaio-ufficio. Per gli inquirenti in quell’angolo appartato sarebbero avvenuti i tre episodi di molestie sessuali, mentre il coach replica che l’aiutava solo a studiare perché stava regredendo come rendimento, rimarcando che in quella stanza potevano entrare altre persone in qualsiasi momento. La difesa è intenzionata a fare ricorso al Riesame contro la carcerazione.

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