«Una banca dati nazionale per contrastare le mafie»
Il sindaco Luca Vecchi lancia la proposta contro le ditte colpite da interdittive Il ministro Delrio, presente all’Auditorium, annuncia un giro di vite sugli appalti
REGGIO EMILIA. «Serve una grande banca dati nazionale, perfettamente aggiornata, che consenta a un Comune di sapere rapidamente quali sono le ditte che hanno ricevuto interdittive. Un sindaco deve sapere quali aziende del suo territorio sono colpite da quel provvedimento». È la richiesta che il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, ha avanzato ieri all’Auditorium Malaguzzi, dove si è parlato di riforme nella lotta alla criminalità organizzata, nell’ultimo giorno del festival “Noi contro le mafie”.
«Oggi siamo nella condizione che un’azienda reggiana potrebbe partecipare a un appalto in giro per l’Italia – ha proseguito – ricevere un’interdittiva e magari il sindaco della città dove quell’azienda ha sede potrebbe non saperlo. Una prefettura potrebbe negare l’iscrizione a una qualche “white list" senza che vi sia l’obbligo di trasmettere a noi quell’atto». Vecchi ha anche aggiunto che questo a «Reggio Emilia non accade, perché c’è un circuito virtuoso». Il sindaco, facendo riferimento all’inchiesta Aemilia, definita «uno spartiacque», ha detto che in queste settimane si è interrogato «su quelli che sono gli strumenti che abbiamo a disposizione per essere costantemente efficaci su questo tema». E a proposito di risposte efficaci è tornato sul protocollo che gli enti locali stanno sottoscrivendo con la Prefettura, sul quale si è soffermato anche il presidente della Provincia, Giammaria Manghi.
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Lo studioso Antonio Nicaso, coordinatore scientifico del festival, è tornato sul “caso Brescello”. Riferendosi alle dichiarazioni del sindaco Marcello Coffrini su Francesco Grande Aracri, (che poi il primo cittadino ha ritrattato), ha detto «che non bisogna solo essere onesti ma bisogna evitare di fare valutazioni sbagliate su uomini che hanno sentenze passate in giudicato». Un applauso della platea ha sottolineato questo passaggio. «Sono state definite normali, sono persone di prima grandezza nel panorama tremendo della ‘ndrangheta».
Nel corso del dibattito, dove c’è stato un collegamento telefonico con il pm di Palermo Antonino Di Matteo, i relatori sono entrati nel merito delle riforme necessarie per rendere più incisiva la lotta alla mafia. Mario Conte, consigliere della Corte d’Appello di Palermo, ha sottolineato come fino ad ora la legislazione ha avuto carattere emergenziale. E proprio per superare questo limite il procuratore della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, sta lavorando a una serie di proposte per rendere più efficiente la lotta al crimine e lo svolgimento dei processi. Il magistrato ha spiegato che le riforme che intende proporre si basano su tre punti fermi: «Non abbassare il livello delle garanzie, non rendere convenienti delinquere e applicare la tecnologia disponibile per abbattere tempi e costi dei processi». Tra le proposte, anche quella di poter infiltrare agenti sotto copertura per scoprire reati nella pubblica amministrazione.
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Il ministro Graziano Delrio ha infine parlato della riforma del codice degli appalti, del giro di vite su quelli al massimo ribasso, sul maggiore ruolo che avrà l’autorità anticorruzione e sull’introduzione di un rating di legalità per premiare le aziende che rispettano le regole.
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