Gazzetta di Reggio

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REGGIO EMILIA

Guardia carceraria aggredita in via Turri

di Tiziano Soresina
Guardia carceraria aggredita in via Turri

Spinta a terra, si è fratturata un piede. «Sono minacciata»

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REGGIO EMILIA. C’è una donna che da alcuni giorni si sente minacciata e ha paura, anche perché chi l’ha aggredita – ferendola seriamente – non si è fermato nemmeno davanti alla divisa, perché lei è una guardia carceraria e quando è avvenuto questo brutto episodio era appena tornata dal turno di lavoro in carcere alla Pulce.

Poi mettiamoci che l’agente di polizia penitenziaria vive, da quattordici anni, in via Turri e ha addosso un senso di insicurezza che parte da lontano e peggiora ogni giorno di più. Allucinante quello che le è accaduto nel tardo pomeriggio dell’8 aprile, quando con un gruppo di vicini di casa stava discutendo dei problemi del quartiere.

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All’improvviso, non molto lontano da quel croccchio, scoppia una lite fra nordafricani, sono alticci, si spintonano. E’ un’evidente situazione di pericolo, perché vicino a quegli animi che si stanno sempre più surriscaldando vi sono dei bambini che stanno giocando. La 53enne Mara Doga interviene subito, perché ha il senso del dovere e non vuole sottrarsi davanti a quell’azione illegale.

«Ho detto loro di smetterla – spiega – e di andarsene. Siamo stanchi di gente costantemente con la birra in mano, poco raccomandabile e che commette reati. E’ stato l’inizio del mio incubo». Fra chi sta litigando c’è un magrebino che la conosce, in quanto ha forzatamente abitato – era agli arresti domiciliari... – nel palazzo di via Turri dove vive la guardia carceraria. Un anno e mezzo fa era stato ospitato da un connazionale, ma quella coabitazione era ben presto “esplosa”, a tal punto che l’amico ha buttato fuori di casa il nordafricano sottoposto alla misura restrittiva.

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Quest’ultimo, il giorno dopo, era rientrato, suonando a tutti i citofoni, nel palazzo per non finire in ulteriori guai per evasione, ma davanti all’ennesimo “no” dell’amico era andato su tutte le furie, scalciando porte, ascensore, insomma tutto quello che gli veniva a tiro. Impauriti, i condomini hanno chiamato (in più di uno) le forze dell’ordine. E quest’uomo deve aver dato la colpa dell’arrivo degli agenti all’unica persona che vedeva in divisa su e giù per le scale, come purtroppo constata Mara quando due mercoledì fa cerca di mettere fine al litigio: «Ha alluso a quella storia, riempiendomi subito di insulti per poi mettermi le mani addosso».

Lei è preoccupata della pistola che ha nella fondina, non vuole essere disarmata, ma a furia di strattonate la 52enne viene spinta all’indietro, ha però la prontezza d’agganciare il suo aggressore e tenendolo bloccato cadono insieme. Per la donna è una caduta rovinosa che le costa la frattura della caviglia destra. Sono attimi tremendi, comunque in tanti assistono all’aggressione e in fretta arriva la polizia.

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Il nordafricano urla, scalcia la Volante, non è facile per gli agenti portarlo in questura. Inevitabile, per la guardia carceraria – che ha denunciato quell’uomo – il ricovero in ospedale dove, giovedì scorso, è stata operata alla caviglia e ha una prognosi di 45 giorni. Ieri mattina è stata dimessa dal room ortopedico del Santa Maria Nuova ed è tornata, con un po’ d’apprensione, nel suo appartamento di via Turri. L’assiste un’amica, ma si sente ancora nel mirino di quel nordafricano perché proprio sabato scorso – mentre lei era ancora in ospedale – è entrato nel palazzo arrivando sino al pianerottolo di Mara. Con che intenzioni?

«E’ una brutta situazione – racconta alla Gazzetta la guardia carceraria, ora con gesso e stampelle ed ovviamente una mobilità limitata – e spero che la giustizia faccia il suo corso contro quell’uomo. Sono sincera, vivo qui dal 2001 ma se potessi me ne andrei, ma come faccio a cambiare casa? Non ne ho la possibilità economica. Ma che questa sia una zona terribile – conclude amaramente – è sotto gli occhi di tutti ormai da troppo tempo. Spaccio di droga, prostituzione, furti, furiosi litigi: qui si rischia ogni giorno e le cose continuano a peggiorare. E chi pattuglia il quartiere fa quello che può, ci vorrebbero interventi più radicali, per “pulire” davvero la zona».

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