Laghetto inquinato, i proprietari attaccano: «I pescatori qui non possono entrare»
A San Giovanni si accende il dibattito dopo la morìa di pesci: "E' proprietà privata, vengono di nascosto per pescare"
VIANO. «Il laghetto di San Giovanni è privato, solo noi proprietari avremmo diritto di lamentarci, non certo della gente che entra di nascosto a pescare». Si continua a discutere nel vianese dopo la scoperta di pesci morti, carpe e siluri, in un laghetto a Casa Favali, non lontano da San Giovanni di Querciola. Uccisi dai liquami arrivati nell’acqua del piccolo lago, di proprietà privata.
Alcuni residenti, appassionati di pesca, hanno parlato dell’accaduto sostenendo che la responsabilità fosse di qualche scarico notturno illecito di liquami da parte di allevatori locali, così da evitare soldi, tempo e complicazioni burocratiche per lo smaltimento. La faccenda non è andata giù ai proprietari del lago, imprenditori agricoli della zona.
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Prima di tutto, sottolineano, «il lago è privato e a uso agricolo, ci sono recinzioni e cartelli che lo indicano chiaramente. Ci sono queste persone che fanno dei lunghi giri per andare a pescare e con loro c’è sempre da discutere, abbiamo anche dovuto fare un’assicurazione nel caso qualcuno si faccia male, anche se è entrato illecitamente rischieremmo di ritrovarci con delle grane noi proprietari».
Quindi, continuano, «non hanno alcun diritto di lamentarsi, quel lago è privato e solo noi potremmo avere qualcosa da dire per quello che è successo, di certo non dei pescatori abusivi. E anche i pesci morti sono pochi, non tanti come dicono loro». Rimane il problema degli scarichi neri nelle acque del lago, che hanno provocato la morte dei pesci e portato detriti e sostanze parzialmente tossiche (inevitabili scarti organici prodotti dagli allevamenti).
Questi scarichi non sono “anonimi”, ma dovuti a un incidente involontario ben conosciuto, sostengono gli allevatori. «Un altro agricoltore della zona ha fatto degli scarichi regolari a monte del lago. Poi, nei giorni attorno a Pasqua, ci sono stati degli smottamenti e dei cedimenti, che hanno provocato delle perdite», spiegano i proprietari del lago.
«E i liquidi vanno verso valle, è inevitabile. Sono finiti giù sino al laghetto. Ma sappiamo che non è stato fatto apposta. Difatti non ci siamo minimamente lamentati, ed eravamo gli unici a poterlo legittimamente farlo», ribadiscono. «Non capiamo cosa vogliano queste persone, quella è proprietà privata. E non è vero che non ci sono controlli, o che facciamo delle operazioni irregolari. Siamo controllatissimi, ogni procedura è verificata, già si fa fatica a lavorare e poi arrivano anche certe cose, siamo amareggiati», riflettono.
«Grandi problemi non ce ne sono, sappiamo che diamo un po’ di fastidio con gli odori degli allevamenti, ma gli animali producono questi odori, su quello non c’è niente da fare», continuano.
«Non è certo un momento facile per gli agricoltori, davvero non ci sarebbe bisogno di gesti simili, poi in un lago privato dove la gente va a pescare nonostante i divieti».
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