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ALLARME SOCIALE

Un ragazzo su tre è vittima di bullismo

redazione web
Un ragazzo su tre è vittima di bullismo

Lo rivela una indagine condotta dalla polizia postale dell'Emilia Romagna su un campione di 15,268 studenti di età compresa tra gli undici e i 17 anni. E le sorprese non mancano...

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REGGIO EMILIA. Un ragazzo su tre, che frequenta le scuole della nostra provincia, ha subito episodi di bullismo. E' uno dei dati della ricerca del portale Skuola.net che - nell'ambito della campagna educativa della polizia postale del compartimento Emilia Romagna - ha intervistato 15.268 ragazzi tra gli 11 e i 17 anni.

E se questo dato sicuramente colpisce, confortato anche dalle cronache di questi ultimi anni, sono tante le sorprese (quasi tutte negative) che escono da questa ricerca, a partire dal titolo che si è data la campagna di sensibilizzazione messa in atto dalla polizia postale.

"Una vita da social" è infatti il nome dato a questa iniziativa. Un nome che puntava soprattutto ad alzare il velo sul fenomeno del cyberbullismo, ovvero degli atti di protervia (e in alcuni casi di veri e propri reati), perpetrati attraverso i social network.

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Ebbene, nonostante i casi di cyberbullismo siano comunque in aumento, secondo i dati della ricerca, il bullismo continua a svilupparsi soprattutto offline: l’87% delle vittime è stato infatti preso di mira esclusivamente o
prevalentemente nella vita reale. Episodi di bullismo online colpiscono invece in misura maggiore le femmine
rispetto ai maschi, nella fascia d’età compresa tra gli 11 ed i 13 anni.

In Emilia Romagna, dalle denunce presentate alla Polizia delle Comunicazioni, si registra in effetti un incremento del cosiddetto "bullismo al femminile" ad opera di minorenni di età compresa tra i 14 e i 17 anni, autori di reiterate attività internet moleste ed offensive, anche utilizzando strategie peranonimizzarsi, quali la creazione di falsi profili con nomi e foto di altri compagni o l'utilizzo di piattaforme di socializzazione che consentano l'invio di messaggi anonimi.

Sono, infatti, i social network Ask.fm, Instagram e whatsapp i territori privilegiati per diffondere le prepotenze in
rete, ma anche per autocelebrarsi con gli amici documentando rapporti sessuali con coetanei e perdendone
conseguentemente il controllo.

Invero, se per quanto riguarda il cyberbullismo le vittime privilegiate sono le ragazze, in alcuni casi ancora addirittura bambine, la ricerca porta alla luce anche l'altra faccia della medaglia: ovvero il crescente arruolamento di ragazze proprio tra i "bulli". Il 72% dei ragazzi che hanno denunciato di aver subito episodi di bullismo, ha detto di esser stato vittima di un branco, cioè di un gruppo. E tra le vittime, una su tre ha detto che nel gruppo che lo aveva preso di mira, c'era una presenza femminile.

Un dato che emerge con preoccupante forza è poi quello dell'omertà. E se da un lato è facilmente comprensibile, una delle ragioni, ovvero la paura (spesso chi ti minaccia, passa con te metà della giornata per buona parte dell'anno, a scuola) dall'altra colpiscono le altre motivazioni di questo silenzio.

Dai dati emerge una certa difficoltà per le vittime a parlare degli atti di bullismo subiti: 1 su 3 non ne parla con
nessuno. Il motivo è soprattutto la vergogna (30%),  seguito dall’esigenza provata di farsi giustizia da soli (24%).
Fra i 14 ed i 17 anni cresce la percentuale di vittime nel silenzio, mentre tra gli 11 ed i 13 anni si registra una
maggiore propensione a confidarsi con gli adulti di riferimento (genitori, professori, ecc) .

Non in tutti i casi è così: qualche mese fa, proprio a Reggio Emilia, e proprio grazie alla collaborazione degli studenti, le forze dell'ordine riuscirono a sgominare una baby gang ritenuta responsabile di una serie di rapine ai danni di studenti che frequentano il polo scolastico di via Makallè.

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Una reazione, quella degli studenti che hanno denunciato i loro coetanei a Reggio, che non è di certo usuale. Anche sul fronte dei potenziali testimoni di episodi di questo genere, infatti, la ricerca di Skuola.net evidenzia come uno su 4 dei ragazzi che hanno avuto modo di assistere ad episodi di bullismo non abbia parlato. E di questi, quasi la metà, ha spiegato così il suo silenzio: "Mi hanno insegnato a farmi i fatti miei".

E se i testimoni sono fondamentali nei casi di bullismo "reale", lo sono anche nei casi in cui la prepotenza corre in rete: Nei casi di cyberbullismo diventano di fondamentale importanza  le segnalazioni degli utenti che si imbattono, anche solo incidentalmente, in attività su internet di tipo prevaricatorio e persecutorio.

Questa condivisa forma di controllo - sottolinea la polizia postale - rende possibile il tempestivo intervento degli staff dei social network e delle Istituzioni per interrompere gli effetti negativi legati alla permanenza sul web di contenuti riconducibili ad atti di bullismo.  

I comportamenti sul web tipici del fenomeno e frutto di un uso non consapevole sono spesso considerati delle
semplici bravate,  mentre in realtà sono veri e propri reati: trattamento illecito di dati personali,
sostituzione di persona, ingiuria, diffamazione, minaccia, atti persecutori, accesso abusivo, fino all'estorsione.

 

 

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