Abusi, perquisita ancora la casa del coach
Reggio Emilia, gli investigatori cercano riscontri alle nuove testimonianze. Una decina i film porno sequestrati
REGGIO EMILIA. Le nuove testimonianze raccolte dagli inquirenti – indaga la Mobile, coordinata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani – devono aver fruttato degli elementi investigativi non indifferenti, visto che ieri c’è stata una nuova perquisizione nell’abitazione dell’allenatore 45enne di basket giovanile che da cinque giorni è in carcere con la pesante accusa di atti pedofili su minore infrasedicenne (un suo ex giocatore di 15 anni).
In mano agli investigatori il racconto del ragazzino, quello della madre, le testimonianze dei compagni di squadra e dei loro genitori, oltre alla deposizione-fiume (per tre ore) del coach che ha risposto alle domande nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia tenutosi in carcere venerdì.
Nella ricostruzione fatta da chi indaga, sono tre gli episodi (nell’arco di 4 mesi) in cui sarebbero avvenuti gli atti pedofili nel solaio-ufficio e un rilievo importante viene dato alla decina di film porno che per gli investigatori il tecnico avrebbe mostrato al 15enne (quando in casa non c’era nessuno) per eccitarlo ed arrivare ai palpeggiamenti.
Un passaggio-chiave dell’inchiesta negato, però, dall’allenatore: li ha indicati come vecchi dvd, registrati in forma artigianale ed ancora sigillati, di cui a malapena ricordava l’esistenza. Il coach ritiene di essere vittima sia del ragazzino, sia della madre del 15enne, motivando il tutto in un mix di vendetta-gelosia. Dice che la donna gli aveva chiesto di star vicino al figlio (in difficoltà a scuola ma anche in palestra), da qui gli inviti a casa del tecnico per pranzare e fare i compiti nel solaio-ufficio.
Poi – sempre secondo il coach – la madre si sarebbe sentita scavalcata nelle sue funzioni, mentre il 15enne si sarebbe vendicato con l'allenatore perché lo riprendeva per lo scarso rendimento scolastico e cestistico. E sempre il tecnico, una volta saputo della "voce" che girava su di lui, si era ripetutamente rivolto a madre e figlio (con sms, telefonate, incontri) per discolparsi («Non ho fatto niente, è tutto falso»), imboccando anche la via dell'autosospensione dalla panchina. Ma a tutto ciò si contrappone la versione degli investigatori che ritengono il tecnico di basket molto pressante sul suo giocatore (non solo con le parole, ma anche con gli sms) oltre che seduttivo.
Nell’ordinanza in cui il gip Antonella Pini Bentivoglio ha deciso di mantenere in cella il 45enne, ha battuto su due punti non indifferenti: il tecnico è pericoloso socialmente e può rifarlo. Un giudizio duro, da "predatore", su cui può aver pesato l'ulteriore documentazione (tecnicamente un supplemento istruttorio) presentata venerdì pomeriggio dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani dopo l'interrogatorio di garanzia tenutosi in carcere, in cui l'indagato (assistito dall'avvocatessa Alessandra Lolli in sostituzione del difensore Alessandro Nizzoli) ha voluto dare la sua articolata versione dei fatti. Ora la battaglia giudiziaria si sposterà al Riesame.
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