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Codemondo, un nome che sa di beffa

di Massimo Sesena
Codemondo, un nome che sa di beffa

Ha lottato anni per avere un bus, nel febbraio scorso è stata l’ultima frazione a riavere la luce, ora perde anche il nido

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REGGIO EMILIA. Si dice che nei nomi c’è scritto il destino. E forse vale non soltanto per gli esseri umani. Pensiamo a quei luoghi di confine che ci sono, ad esempio, tra un Comune e l’altro. Sulla carta sono frazioni, “ville”, punti ben precisi con tanto di latitudine e longitudine, santi protettori e codice d’avviamento postale.

Poi, però, se ci passi o - più semplicemente - se ci vivi, può capitare di sentirsi quasi apolide. Nemmeno a Reggio mancano posti così: pensiamo a Codemondo, millecinquecento anime, 6 chilometri quadrati al confine ovest di Reggio, lembo di terra a metà tra il capoluogo e il Comune di Cavriago. Belle case, con il tempo clemente inserite in un luogo decisamente gradevole: Codemondo sarebbe anche questo, un luogo piacevole per viverci, se ciclicamente, chi vi abita, non venisse colto da quella poco gradevole sensazione di abbandono.

Dal latino “Caput Mundi” e se non è una beffa questa... Dopo la nevicata di febbraio che aveva messo in ginocchio mezza provincia, quella di Codemondo è stata l’ultima tra tutte le frazioni di Reggio a riavere luce e linee telefoniche. Del resto, in capo al mondo...

Passata la nevicata, alle spalle il black-out, altri guai: alla fine di marzo i genitori dei bimbi che frequentano il nido “Camille Claudel” di via Teggi si sono sentiti annunciare che dal prossimo anno quella struttura chiuderà. Troppo alti i costi, troppo pochi i bambini.

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Per i pochi genitori dei pochi bambini soltanto due alternative: sistemare i piccoli in un asilo in città, che però sarebbe decisamente scomodo da raggiungere - soprattutto nelle ore di punta - oppure varcare il confine, chiedendo ospitalità alla vicina Cavriago.

Ma siamo già oltre: Cavriago ha già i suoi bambini e le sue scuole e ai cavriaghesi andrebbe logicamente la precedenza. Insomma ci sarebbe “da mettersi in fila”.

Un deja vù, una frase che i cittadini di Codemondo, alcuni anni fa, sentirono uscire, vagamente beffarda, dall’allora sindaco di Cavriago Vincenzo Delmonte. Nel 2010, Delmonte rispose così a un comitato di cittadini di Codemondo che - con ambizione e spirito battagliero - s’era battezzato “Codemondo Vivibile” e si batteva per ottenere il minimo sindacale dal Comune a cui pagavano le tasse: strade meno pericolose, una linea di autobus. «C’è già Barco (frazione di Bibbiano, comune confinante con Cavriago, ndr) che ha fatto questa richiesta» disse il primo cittadino. Forse mortificato da questa risposta, il comitato ad un tratto ha smesso di farsi sentire, almeno per quanto riguarda la minaccia secessionista caduta nel vuoto.

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Per la verità, qualche risultato, negli scorsi anni il movimentismo di quel comitato deve averlo ottenuto. Almeno dal punto di vista dei collegamenti tra “Caput Mundi” e il resto.Già da un paio d’anni, l’autobus di linea che prima si fermava al villaggio Foscato ora ha il capolinea in una piazzola ricavata in via Teggi, la via principale della frazione.

Invero, a proposito di trasporto pubblico e, in particolare, di Codemondo, ci sarebbe giacente (da circa un’anno) un’altra richiesta: quella di collegare la frazione anche al Comune confinante, ancora una volta, Cavriago.

Ma con i chiari di luna che ci sono e che non risparmiano nemmeno l’azienda dei trasporti, difficile pensare che si possa arrivare in tempi brevi a una soluzione di questo problema. Anche se si tratta di meno di due chilometri. Tanta è la distanza che separa oggi Cavriago dalla frazione reggiana.

Eppoi altri interventi, tutti di pertinenza comunale: il semaforo pedonale all’incrocio con via antica, la messa in sicurezza di un altro incrocio sulla strada provinciale provinciale, la creazione di una rotondina interna al quartiere e dello spartitraffico per impedire la svolta pericolosa su via Orsini.

Interventi questi, che hanno una particolarità: sono tutti opera del Comune.

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Ma in causa - in questa vicenda - è sempre stata chiamata anche la provincia, non foss’altro per il fatto che la frazione è “tagliata” da due strade provinciale. E chi si occupa di strade sa quanto si complichino le cose quando si comincia a disquisire di competenze.

Dei progetti futuri, delle possibili nuove esigenze di questa frazione con poco più di millecinquecento anime si parlerà questa sera alle 21 al Centro sociale Quaresimo di via Pigoni. Ci saranno il sindaco Luca Vecchi e l’assessore ai lavori pubblici Mirko Tutino. E magari usciranno nuovi problemi e nuove soluzioni.

Mentre qualcuno comincia a rimuginare che, in fondo, basterebbe cambiare nome alla frazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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