Gli iPhone “cinesi” con sistema Android
Sequestrati decine di smartphone taroccati, compresi Galaxy S6. Denunciati i due che li vendevano a 150 euro
REGGIO EMILIA. Una scatola piena zeppa di iPhone 6 e Galaxy S6. All’apparenza autentici, uguali in tutti i dettagli esterni all’originale, ma dopo un’attenta analisi si scoprono essere contraffatti. E’ quello che la Squadra mobile sezione Reati contro il patrimonio, coordinata dal dirigente Guglielmo Battisti, ha sequestrato. Siamo in zona stazione quando venerdì mattina intervengono gli investigatori e intercettano, davanti a un bagagliaio aperto di un’auto, intenti evidentemente a contrattare, due cittadini rumeni e un magrebino. L’oggetto di vendita sono smartphone di ultimissima generazione, delle marche più richieste. Il prezzo sarebbe stracciato se parlassimo di telefoni autentici: 150 euro l’uno, in pratica un quinto dell'originale.
Quando scatta l’intervento di telefonini ce ne sono uno scatolone intero: una trentina in tutto. Per gli iPhone non è difficile scoprirlo: sebbene la scocca e la scatola siano identici all'originale, all'accensione parte il sistema Android. Evidentemente, non sfugge la falsificazione. Mentre per i Galaxy è più complesso l'accertamento, ma alla fine il verdetto è senza appello: falsi. «Anche gli esperti ai quali li abbiamo mostrati hanno faticato a capire se sono autentici o meno. Questo perchè si tratta di prodotti fatti molto bene, curati nei minimi dettagli» spiega il dirigente della Squadra mobile, Guglielmo Battisti. Si tratta di prodotti “made in China”, secondo quanto rivelano i due alla polizia, comprati in Bulgaria. Tutti hanno lo stesso codice Imei, ovvero il codice identificativo di ogni singolo telefono. Il fatto che per tutti sia lo stesso dimostra come siano stati prodotti in serie, evidentemente dallo stesso macchinario.
Il materiale viene sequestrato, mentre i due vengono accompagnati in questura per tutti gli accertamenti del caso.
Si tratta di un 18enne e un 39enne originari della Romani, in Italia senza fissa dimora.
Quello che emerge è che non si tratta nemmeno della prima volta che vengono sorpresi in flagante con materiale tecnologico contraffatto, bensì è la terza volta. Erano già stati beccati a Fidenza (Parma) e in precedenza in Lombardia. A loro viene contestata la detenzione ai fini di vendita di materiali contraffatti: un reato che non prevede l’arresto. Per tanto, sono stati denunciati a piede libero mentre il materiale è stato sequestrato.
Ora gli accertamenti della Squadra mobile proseguiranno per capire se altri telefonini contraffatti sono stati “spacciati” in precedenza a Reggio. Cosa nient’affatto improbabile. Da capire è se siano serviti per a ingannare qualcuno nella convinzione che si trattase di Galaxy e iPhone autentici.
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