Pronto soccorso, ora si cambia: un ambulatorio invece dell’attesa
Parte l’innovazione per snellire i tempi al triage, si comincia con i pazienti meno gravi. Verranno accolti da un medico e due infermieri in una struttura separata dalla sala d’aspetto
REGGIO EMILIA. Prima che la situazione possa diventare insostenibile, il Santa Maria Nuova prova a snellire i tempi d’attesa al pronto soccorso. Parte ufficialmente oggi la sperimentazione decisa dall’azienda ospedaliera e da oggi cambieranno i percorsi di assistenza per i casi meno gravi, ovvero quelli che - anche secondo una logica - sono tendenzialmente destinati a passare più tempo in attesa di essere visitati.
Ogni giorno il pronto soccorso del Santa Maria Nuova riceve e cura oltre 200 persone. Una cifra che non pare essere destinata a calare, anzi. Per questo, l’obiettivo di rendere meno lunga possibile la permanenza al pronto soccorso soprattutto di quelle persone che potrebbero non aver bisogno di cure complesse, diventa una priorità. Che fare allora? Il modello studiato dalla direzione sanitaria del Santa Maria è il frutto di un confronto con diverse realtà, italiane e straniere.
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«Nella scorsa estate - spiega il primario del Pronto soccorso, Anna Maria Ferrari - abbiamo fatto i primi test, ottenendo buoni riscontri».
In cosa consiste questa sperimentazione?
«Abbiamo attrezzato, anche dal punto di vista architettonico, un’area alle spalle del triage (il banco degli infermieri che accoglie i pazienti, ndr) dove i pazienti che arrivano sono immediatamente assistiti da due medici e due infermieri, in uno spazio diverso da quello che è la sala d’attesa».
Anche adesso gli infermieri del triage forniscono le prime cure a chi arriva...
«E’ vero, ma rispetto a quello che è accade oradiventa fondamentale la figura di un medico. Sia dal punto di vista del rapporto con il paziente, che ha un medico al suo fianco. Sia dal punto di vista delle decisioni da prendere. Perché la sala d’attesa è una brutta bestia e non soltanto per le tensioni che si possono creare, quando l’attesa si fa più lunga del dovuto».
Voi avrete certamente dei dati su cui basare la sperimentazione. Qual è oggi l’attesa media per un paziente non grave?
«La media è oggi di 2-3 ore, ma è destinata ad aumentare se non interveniamo con dei correttivi nei percorsi».
La sperimentazione partirà con i casi meno gravi, che però sono probabilmente quelli destinati alle attese più lunghe.
«In questo modo vedremo effettivamente di quanto potremo accorciare la fila. Nei nuovi ambulatori andranno i codici bianchi e i codici verdi che però già non arrivano al pronto soccorso in barella. Complessivamente tratteremo con questo metodo quello che oggi è il 60% dei nostri utenti. Poi se avremo risposte positive potremo estendere questa sperimentazione anche ai casi di criticità media».
La sperimentazione quanto durerà?
«Un mese, con verifiche settimanali. se avremo riscontri positivi, cominceremo a lavorare su pazienti più critici».
C’è un motivo per cui partite a maggio?
«Sì. Per noi è il mese più critico. Per via delle allergie e soprattutto per i primi caldi che spingono la gente a uscire e fare sport e attività fisica. Così aumentano sensibilmente i traumi».
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