Gazzetta di Reggio

Reggio

Centro nascite e ospedale interpellanza al ministro

di Luca Tondelli
Centro nascite e ospedale interpellanza al ministro

Castelnovo Monti: la senatrice Pignedoli contro l’accordo Governo-Regioni e la chiusura di strutture sottodimensionate specialmente in aree disagiate

2 MINUTI DI LETTURA





CASTELNOVO MONTI. Arriva anche al Parlamento la situazione del punto nascite dell’ospedale “Sant’Anna”. La senatrice castelnovese Leana Pignedoli, infatti, ha presentato una interrogazione urgente rivolta al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sulla situazione dei punti nascita situati in territori disagiati, con particolare riferimento all’Ospedale castelnovese, per il quale si parla ormai apertamente del rischio di chiusura del reparto di Ostetricia.

«Dopo essermi confrontata nelle scorse settimane con i dirigenti del servizio sanitario e con i colleghi parlamentari che provengono da zone con analoghi problemi – afferma la Pignedoli – ho presentato l’interrogazione ponendo diverse questioni. Visto che nei distretti delle zone montane non sono praticamente raggiungibili numeri di parti annui nelle dimensioni previste dall’Accordo Governo Regioni, si chiede in primo luogo di approfondire i criteri sui quali è stato stabilito lo standard minimo di sicurezza dei 500 parti, e per quale ragione non sia possibile valutare l’accreditamento del punto nascita a partire dai requisiti di sicurezza professionali, strutturali, tecnologici con soluzioni derivanti anche da integrazioni ospedaliere che ne garantiscano costantemente i livelli e non avere come discrimine essenziale il numero dei parti».

In pratica si richiede di prendere in esame la situazione di quei reparti che lavorano in sinergia con altri ospedali, come a Castelnovo succede con il Santa Maria Nuova turnando il personale.

«Ho infine chiesto al Ministro – conclude la senatrice Pignedoli – quali misure specifiche, a tutela della donna partoriente e del nascituro, si pensa di adottare in presenza di tempi lunghi di percorrenza dovuti alle peculiarità orografiche dei territori montani, per l'accesso all’assistenza non programmata in presenza di criticità impreviste. E’ un tema delicato che non si puo affrontare semplificando o andando “a blocchi di numeri”. Credo che occorra affrontare questo problema con una maggiore consapevolezza e con una riflessione che devono partire dalle dirette interessate: le donne che vivono in questi contesti disagiati. Solo le donne sanno davvero cosa significa affrontare un parto naturale o un parto cesareo, in quali condizioni vuoi affrontare questo momento determinante per la tua vita. Solo le donne conoscono i sentimenti e le ansie che per nove mesi ti accompagnano. In questo dibattito manca ancora l’opinione delle interessate, è importante fare emergere i loro punto di vista. Non è unicamente – conclude la Pignedoli – una questione amministrativo-finanziaria».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google