Gazzetta di Reggio

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LA LIBERAZIONE DI REGGIO EMILIA

I tedeschi sul Po negli occhi del giovane Zavattini

I tedeschi sul Po negli occhi del giovane Zavattini

Soldati sconfitti e senza guida che morivano in mezzo alle acque

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LUZZARA Il 24 aprile le truppe tedesche erano ormai addossate su un fronte di parecchi chilometri - che abbracciava tutti i comuni rivieraschi già liberi - alla riva destra del Po e completamente aggirate dagli alleati e dai partigiani, che in azioni congiunte catturarono migliaia di uomini.
Così ricorda quei momenti caotici Cesare Zavattini, il grande scrittore e sceneggiatore che da giovane visse quei momenti e li riportò con grande lucidità, fornendo un’immagine anche del terrore che aveva preso i tedeschi ormai con la morte in faccia:

«Sembravano matti, perciò non sapevano come passare di là; non c'erano barche, non c'era niente, molti correvano dai contadini a prendere tutto quello che galleggiava, le bigonce dove si pigia il vino, i mastelli del bucato. Domandavano con gentilezza vestiti borghesi guardandosi continuamente intorno perché avevano paura dei partigiani. Quelli di là chiamavano con quei gridi che vanno da una sponda all'altra come cornacchie, e sono sempre sinistri, cosicché l'ansia di chi era ancora di qua cresceva e molti si buttavano in acqua su assi e fascine o vi entravano al galoppo coi cavalli e morivano. Per due o tre giorni si videro galleggiare in Po corpi di tedeschi e di cavalli».
 

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