Gazzetta di Reggio

Reggio

LA LIBERAZIONE DI REGGIO EMILIA

Il ritorno alla libertà, Campioli primo sindaco

Massimo Storchi
Il ritorno alla libertà, Campioli primo sindaco

Mentre i partigiani occupano il municipio, il Cln si riunisce in prefettura

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REGGIO EMILIA L'immagine è quella dei partigiani che corrono in via Emilia, la gente che sorride, ad accogliere la liberazione che quei ragazzi portavano. Sono le cinque del pomeriggio di martedì 24 aprile e quei ragazzi sono partigiani delle Sap, hanno preso le armi, come ricorda Giannetto Magnanini «alla Cooperativa Cementori di via Galliano per entrare in città. Sparammo colpi di moschetto e di pistola in aria per la gioia. Mentre superavamo una palizzata della ferrovia Reggio-Ciano, ci corse incontro un anziano di nome Ceruti. Aveva un fazzoletto rosso al collo e ci chiamava compagni. Da via Valoria (oggi via Paolo Davoli) a via Emilia S. Stefano arrivammo in piazza del Monte. Dopo Piazza Gioberti uscirono da un portone due donne giovani che ci salutarono agitando le braccia di gioia, poi la foto ritrae il nostro gruppo con al centro Tarzan e Cesare Melia all'altezza dei magazzini Vampa (oggi Libreria All'Arco). Ci corse incontro festoso il cantante Rossi con una rivoltella in pugno, in Piazza Del Monte incontrammo i primi partigiani che scendevano dalla montagna».

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Sono i partigiani della 26ª Brigata Garibaldi, della 144ª e della 284ª Brigata Fiamme Verdi. Fra i primi di questi è Giorgio Morelli, Il Solitario, che insieme a Tris (Ideo Bondavalli) e Gim (Gemello Ferretti) è entrato in città da Porta Castello e poi giù per Piazza Fontanesi, via Fornaciari (allora via del Torrazzo), via dei Due Gobbi. Sbucano dall'arco di via della Croce Bianca. Come ricorda Tris: «La piazza era completamente deserta. Girai lo sguardo e vidi il portone del Municipio leggermente scostato. Dissi a Gim "Dai, che saliamo!". Salito lo scalone, trovammo un mucchio di vetri rotti nell'atrio. Occorreva guardare bene dove mettere i piedi. Uscimmo sul balcone e sostammo un istante a guardare la piazza. In un angolo della stanza c'erano il gonfalone del comune e la bandiera italiana. L'allungai a Gim "Toh, mettila fuori!", gli dissi. Così lui la espose».

Negli stessi minuti anche la Prefettura è occupata, dalla montagna sono scesi Monti (Augusto Berti), comandante del Comando Unico Montagna, Miro (Riccardo Cocconi) suo vice, il Commissario Eros (Didimo Ferrari), Franceschini (Pasquale Marconi) vice commissario. Sono già presenti Benigno (Giuseppe Dossetti, Presidente Clnp), Ivano Curti e Marelli (Piero Montagnani, Triumvirato insurrezionale Nord Emilia). Alle prime luci del 25 arriveranno Vittorio Pellizzi (Prefetto designato) e Virgilio Camparada (P.d'Azione).
Nella notte si svolge la prima riunione del Cln a ranghi completi fra "militari" e "politici". Viene decisa la trasformazione del "Solco Fascista" in "Reggio Democratica", come organo del Cln sotto la direzione di Giannino Degani.

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La città liberata porta i segni della guerra ma fortunatamente sarà in grado di riprendere in tempi brevi la vita normale, anche se al momento tutto sembra essere congelato nel momento di passaggio del fronte. L'energia elettrica non è fornita con continuità (tanto che il primo numero di "Reggio democratica" sarà stampato nei sotterranei della Casa del Mutilato nella notte sfruttando la forza motrice fisica di partigiani che attivano dinamo di fortuna), i negozi sono chiusi, il gas non viene erogato, ma l'acquedotto non è stato danneggiato e le linee telefoniche non sembrano aver subìto danni rilevanti. La ritirata tedesca e fascista è stata troppo rapida per consentire azioni sistematiche di distruzione. Rimangono però, annidati sui tetti cecchini fascisti che cercano di colpire ancora la popolazione inerme. Saranno catturati ed eliminati prima dagli alleati stessi e poi dai partigiani.

Nella mattinata del 25 arriva anche la delegazione dell'Amg (Allied Military Government), il governo militare alleato che si insedia in Prefettura (costringendo il Cln a spostarsi nella sede attigua della Provincia). Lo dirige il col. Italo de Lisle Radice, un ufficiale britannico severo e distaccato che ha già ricoperto tale carica ad Avola.

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Ma il Cln reggiano ha solo sospeso la sua riunione notturna in attesa dell'arrivo di Cesare Campioli, sindaco designato. La questione rimasta aperta è politica: la nomina del prefetto. Tale carica era stata assegnata nel settembre precedente al Partito d'Azione nella figura di Pellizzi che, però, nella fase più difficile della lotta era stato costretto a riparare fuori provincia. La sua assenza prolungata aveva spinto Dossetti a porre il problema della congruità di tale nomina, considerato anche come in provincia non avessero agito formazioni che facessero riferimento al medesimo Partito d'Azione. Così Dossetti caldeggia la nomina di Pasquale Marconi. Ma solo con l'arrivo di Campioli – considerato a ragione l'esponente comunista di maggior equilibrio ed esperienza e mediatore dell'accordo precedente – la questione viene risolta con la conferma di Pellizzi.

Il ritardo di Campioli illustra bene la situazione di caos che ha avvolto la provincia al passaggio del fronte. Il neo sindaco era partito già il 23 da Viano per scendere a Reggio ma aveva scelto di passare dai famigliari a Cavazzoli. Una decisione infelice: prima è fermato da una pattuglia tedesca in ritirata (alla quale sfugge presentando documenti falsi), poi, costretto a riparare per la notte presso contadini della zona, è nuovamente bloccato da tedeschi in fuga in cerca di viveri. All'alba del 24 riparte per raggiungere casa, ma qui, di nuovo, trova truppe tedesche. Solo all'alba del giorno seguente raggiunge la città.

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Per Campioli iniziava così un'esperienza nuova: da politico in clandestinità e in esilio (dal 1929 al 1943 aveva vissuto a Parigi) ad amministratore. Si insediò subito in Comune, anche se non potè disporre neppure del proprio ufficio, già occupato dal maggiore statunitense Young, responsabile per l'Amg (Allied Military Government) delle attività del Comune capoluogo. Si dovette accontentare di uno spazio in comune con il conte Carlo Calvi, vicesindaco. Come ricordò poi quel giorno Campioli stesso: «Vi era tutto da fare, il corridoio che dava accesso al mio ufficio era continuamente gremito di cittadini, ognuno dei quali aveva un particolare problema da sottopormi, a ognuno di costoro occorreva dunque una parola di aiuto e conforto. Per chi, come me, aveva conosciuto i disagi, la miseria, l'esilio, questi problemi trovavano una pronta comprensione umana, anche se purtroppo non tutti erano di facile soluzione».
 

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