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«Infanzia, ora un piano nazionale»

«Infanzia, ora un piano nazionale»

La proposta di Vanna Iori (Pd) al convegno dedicato alle povertà minorili

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REGGIO EMILIA. Neppure gli asili più belli del mondo reggono i colpi della crisi e della denatalità. Reggio continua a vantare nella fascia della prima infanzia (da zero a tre anni) un tasso di scolarizzazione del 40%, che è molto superiore non solo alla media nazionale (16%), ma anche alla media dell'Unione europea (33%), trovando termini di confronto soltanto nei paesi nordici. Tuttavia, da qualche anno le iscrizioni calano.

Se ne conta un centinaio in meno anche rispetto al 2013- 2014 e nei mesi scorsi è stata preannunciata la chiusura del nido comunale Picasso di Rivalta e di quello convenzionato di Codemondo.

Per evitare l'appannamento del marchio Reggio Emilia Education, affermato da tempo a livello internazionale, i soggetti pubblici interessati si sono dati appuntamento ieri al Centro Malaguzzi.

Il titolo del convegno, "Le povertà minorili al tempo della crisi, esperienze e proposte per riuscire a immaginare il futuro" coglieva il punto nodale del problema: la necessità di superare le difficoltà non solo economiche, ma anche sociali e culturali, che impediscono a tante famiglie di usufruire di servizi utilissimi per la formazione dell'essere umano e per la prevenzione del bullismo e della delinquenza giovanile.

Tutti convergono nel ritenere che Reggio, nonostante l'eccellenza della sua posizione, non possa trovare la soluzione da sola.

Vanna Iori, la deputata del Pd che ha promosso l'assise, spiega: «Occorre un piano nazionale per l'infanzia, che si concretizzerà in una proposta di legge a cui sto lavorando in collaborazione con Save the children, con Crc, il raggruppamento di 85 associazioni impegnate per le politiche minorili, e con il garante per l'infanzia Vincenzo Spadafora. Lo stanziamento necessario verrebbe compensato dalla prevenzione, alleggerendo i costi sociali che gravano sulle finanze pubbliche per gli abbandoni scolastici, la violenza minorile e il carcere». «Si tratta - prosegue - di implementare i servizi per l'infanzia, equiparando l'impegno della spesa sociale, che ora in Italia va per il 90% a favore degli anziani. Inoltre dovrebbero essere integrati i servizi resi dagli enti pubblici, dal privato sociale e dai privati, coinvolgendo gli stessi nidi aziendali nel servire il territorio. Per compensare i tagli è necessario inventare servizi nuovi, come i nidi part-time, le ludoteche e le reti di famiglie (family to family)».

Il presidente della provincia Giammaria Manghi ha sottolineato: «Aumenta la fragilità dei nuclei familiari. I comuni più piccoli hanno le maggiori difficoltà e chiudono intere sezioni di nido». Il sindaco Luca Vecchi ha apprezzato la proposta di un servizio integrato, che trovi le risorse sul territorio. Sono intervenute anche Carla Rinaldi, la presidente di Reggio Children insignita del premio Lego 2015, l'assessore comunale Serena Foracchia e l'assessore regionale Elisabetta Gualmini. I lavori sono stati coordinati da Laura Baldassarri, dell'ufficio di presidenza del Garante per l'infanzia. (l.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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