La morte dal cielo, bombe e mitragliatrice usate sui civili
Fino agli ultimi giorni prima della Liberazione, gli aerei alleati continuavano a colpire chiunque si muovesse lungo le strade
REGGIO EMILIA Primavera 1945: la guerra sembra ormai volgere all'epilogo, gli alleati sono vicini ma in terra reggiana si continua a vivere nel terrore.
Le rappresaglie e gli eccidi ad opera dei nazifascisti sono sempre più frequenti, mentre dall'altra parte gli attacchi aerei si intensificano. Un accanimento che appare ai più incomprensibile, dato che ormai l'Italia combatte al loro fianco.
Ma il nostro territorio è ancora occupato dai tedeschi che oppongono un'efficace resistenza. La decisione di attaccare la Germania anche da sud attraverso l'Italia e l'occupazione tedesca conseguente al nostro armistizio hanno trasformato il nostro paese in un campo di battaglia.
La strategia alleata prevede la distruzione totale delle vie di comunicazione, dei sistemi di trasporto e di produzione necessari ai tedeschi per tentare di respingere o fermare l'offensiva anglo-americana. Il mezzo preferito dagli alleati è l’attacco dall'aria.
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Se il 1944 con 479 incursioni e 576 morti registrati era stato l'anno orribile per la nostra provincia in fatto di attacchi aerei, il 1945 non promette tregua. Dopo il breve diradamento degli attacchi nei mesi invernali, la primavera porta un'incredibile numero di incursioni: ben 120 fra marzo e il 25 aprile.
Naturalmente cambia il profilo degli attacchi; dopo quelli pesantissimi dei primi mesi del 1944 (oltre 370 morti nella sola Reggio in soli 4 bombardamenti che avevano praticamente annientato la nostra capacità industriale) registriamo ora incursioni con bombe concentrate su piccoli obiettivi, ponti, stazioni e ferrovie, truppe tedesche, attacchi che quasi sempre e comunque fanno vittime fra i civili.
Ma la forma di attacco aereo più odiosa per la popolazione è il mitragliamento che sempre con maggior frequenza prende di mira anche civili inermi. È l'obiettivo di una precisa strategia, di carattere terroristico, che mira ad impedire ogni attività utile al nemico tedesco, ma che purtroppo abbatte ulteriormente le già penose condizioni di vita della popolazione che ormai si trova nelle immediate retrovie di un fronte di guerra in lento movimento verso il Brennero.
Spesso i mitragliamenti aerei, attuati con apparente eccessiva solerzia e disinvoltura dagli aviatori alleati, colpiscono dei civili che per vivere non possono rimanere sempre rintanati, ma che nulla hanno a vedere con il nemico combattente. È il momento in cui tutto ciò che si muove sul terreno è un potenziale obiettivo dall'aria, quasi una caccia all'uomo. Ma non è tutto.
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I cacciabombardieri alleati che imperversano velocissimi ad ogni ora del giorno sulle teste dei reggiani, in città come nelle campagne, portano anche bombe dirompenti, da gettare sui residui obiettivi tattici: ponti, strade, ferrovie e stazioni secondarie, complessi industriali minori sopravvissuti, talora anche a caso, come sembra essere il compito del famigerato “Pippo”, il bombardiere di notte. La sequenza di rovine e di lutti si allunga e cesserà solo con la Liberazione.
Per i reggiani la scia di sangue appare infinita, è una sequela di attacchi consistenti, come quelli all'Oleificio e all'Officina del gas di Reggio.
Il conto finale degli ultimi quattro mesi di guerra si è fatto quindi molto pesante: 189 incursioni registrate hanno provocato 168 morti, portando a 766 i morti per attacchi aerei dall'inizio della guerra.
Ma non è tutto finito con la Liberazione, le bombe inesplose rimaste sul territorio uccideranno ancora per molto tempo.
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