«Mara ha paura di quell’uomo minaccioso»
Parla il legale della guardia carceraria aggredita in via Turri: «E’ tornato a cercarla, è un bel rischio»
REGGIO EMILIA. Prima l’aggressione che alla guardia carceraria 52enne Mara Doga è costata una brutta frattura al piede, poi quell’uomo che ce l’ha con lei non ha esitato a tornare nel palazzo di via Turri con intenzioni non chiare, facendo chiaramente capire ai condomìni che la stava cercando.
Non è una bella situazione quella – raccontata ieri dalla Gazzetta – in cui si trova l’agente di polizia penitenziaria che, per cautelarsi, si è ora rivolta ad un legale (l’avvocato Federico De Belvis) per prendere qualche contromisura.
E l’avvocato De Belvis si è mosso velocemente, depositando ieri in procura tutti gli elementi necessari per ricostruire l’accaduto e dare un volto certo al nordafricano che ha messo nel mirino la 52enne, probabilmente ritenendola – a torto – responsabile di quanto avvenne un anno e mezzo fa nel palazzo dove vive la donna: lui che va in escandescenze perché cacciato dall’appartamento in cui era agli arresti domiciliari e la polizia che interviene perché i condomini hanno paura di quell’uomo completamente fuori controllo. «La mia assistita è terrorizzata – spiega l’avvocato De Belvis – e abbiamo fornito, con la denuncia, quanto può servire per avviare l’attività giudiziaria. Il fatto che poi questa persona, dopo averla aggredita, sia anche tornato a cercarla nel condominio non è certo un bel segnale. Non vorrei che si ripetesse e quindi ho consigliato alla signora Doga di segnalare eventuali movimenti sospetti alle forze dell’ordine».
Sono sei i testimoni che ruotano attorno a questa storia: tre hanno assistito all’aggressione, gli altri tre hanno visto, sabato scorso, quell’uomo minaccioso aggirarsi nel palazzo di via Turri, chiedendo di Mara. Ma la donna era in ospedale – l’avevano operata alla caviglia destra due giorni prima – e quella “visita” era andata a perciò a vuoto, ma ora la guardia carceraria, dimessa lunedì dal Santa Maria, teme di ritrovarselo davanti alla porta.
Fra l’altro la 52enne accusa i dolori post operatori, si muove con prudenza e con l’ausilio delle stampelle e in queste condizioni ha chiesto aiuto ad un’amica che l’assiste, perlomeno finché non le sarà tolto il gesso (fra 45 giorni). «Non è bello vivere con addosso questo senso di insicurezza – rimarca la guardia carceraria – spero di avere giustizia».(t.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
