Gazzetta di Reggio

Reggio

«Migranti, solo uno su 10 con il permesso resta qui»

di Luciano Salsi
«Migranti, solo uno su 10 con il permesso resta qui»

Marco Aicardi (Dimora d’Abramo) fa il bilancio dell’accoglienza dal 2011 a oggi La metà dei 500 arrivati lo scorso anno sono andati via facendo perdere le tracce

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REGGIO EMILIA. Fanno impressione le immagini dei migranti che scavalcano le recinzioni dei centri d’accoglienza e se ne vanno sotto gli occhi degli addetti alla vigilanza. Reggio non fa eccezione.

Circa la metà dei 500 assegnati l’anno scorso alle strutture della nostra provincia se n'è allontanata facendo perdere le proprie tracce. Forse sono all'estero dove magari sono riusciti a rincongiurgersi con i familiari. Forse ingrossano le file dei questuanti nei parcheggi. Per molti di loro il sogno dell'Europa s'è trasformato in un incubo.

Domenica scorsa sono arrivate a Reggio 11 persone. Ne sono attese altre 150, che farebbero crescere a 330 il totale di quelle ospitate nel territorio reggiano. Marco Aicardi, coordinatore della Dimora d'Abramo capofila delle associazioni impegnate nell'accoglienza, delinea il quadro di un fenomeno in rapida ascesa. «Nel 2011 abbiamo ospitato 200 migranti sui 60mila sbarcati in Italia. Nel 2014 500 su 170mila. Sono quasi tutti subsahariani, maschi fra i 20 e i 35 anni, provenienti da Nigeria, Gambia e Senegal. Il 10% s'è allontanato già nel giro di alcune settimane. Un altro 10% ha già ottenuto il permesso di soggiorno dalla commissione territoriale di Bologna, che dipende dal ministero degli Interni. Quelli che non si sono allontanati sono quasi tutti in lista d'attesa».

E’ un’anticamera che può durare più d’un anno, ma che in oltre 80% dei casi si conclude positivamente o con la concessione dell'asilo politico o della protezione sussidiaria della durata di cinque anni o con il permesso umanitario di due anni. Intanto i richiedenti asilo ottengono un permesso provvisorio di sei mesi, che è prorogabile e dà diritto al mantenimento, all'assistenza sanitaria e alla frequenza di corsi per l'apprendimento della lingua e la formazione professionale. La Dimora d'Abramo, le cooperative Ovile e Madre Teresa, la Papa Giovanni XXIII, il Ceis e gli altri soggetti che formano un raggruppamento temporaneo d'impresa impiegano a tali scopi i 30 euro al giorno stanziati dallo stato per ogni migrante, lasciandogli in tasca due euro e mezzo per le spese spicciole.

«Fra i 200 che hanno ottenuto il permesso definitivo nel 2013 - rileva Aicardi - soltanto il 10% è rimasto qui, trovando un impiego regolare nel facchinaggio e nelle pulizie, in qualche caso in fabbrica e nella ristorazione. Gli altri sono andati nelle grandi città o nelle campagne, dove prevalgono lavori in nero».

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