Gazzetta di Reggio

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LA LIBERAZIONE DI REGGIO EMILIA

Negli ultimi giorni di combattimento uccisi 108 partigiani

Massimo Storchi
Negli ultimi giorni di combattimento uccisi 108 partigiani

Il sangue sparso inutilmente è una delle ragioni alla base dell'odio e della violenza dei mesi successivi al 24 aprile

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REGGIO EMILIA Dopo la grande pausa dell'inverno sulla Linea Gotica, la primavera rimette in moto il fronte italiano. Ma la resistenza delle truppe tedesche è ancora forte e organizzata. Il primo aprile, giorno di Pasqua, truppe tedesche e fascisti tentano una penetrazione nella valle del Secchia che sarà fermata a Casa Marastoni con il sacrificio di cinque Fiamme Verdi e della staffetta garibaldina Valentina Guidetti.
Dal 10 al 14 aprile viene condotto l'ultimo attacco alla centrale di Ligonchio per tentarne la distruzione prima della ritirata, attacco fermato dalla 145ª Brigata Garibaldi, creata proprio a difesa dell'impianto idroelettrico. Il 13 viene proclamata la “Giornata insurrezionale” che vede una larga partecipazione di donne a manifestazioni in varie località della provincia ma anche la cattura e l'uccisione del giovane Marcello Bigliardi, mentre in uno scontro a fuoco al Ghiardo cadono il gappista Lorenzo Gennari (medaglia d'oro) e Walter Giovanardi.

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Anche in pianura i colpi di coda dei fascisti sono feroci: il 14 a Reggiolo la Brigata Nera fucila, dopo averli torturati, sette sappisti dei dodici catturati a Luzzara, altri due saranno uccisi il 17. Nella notte del 15 alla Righetta di Rolo sono catturati e fucilati 7 partigiani (due russi) e un civile. Nella stessa giornata la Brigata Nera compie un rastrellamento a Campagnola, ferma 25 persone e fucila in paese 3 giovani.
La violenza dei repubblichini prosegue fino alle ultime giornate mentre ormai l'offensiva alleata ha sfondato le linee. Le formazioni partigiane predispongono vari piani di attacco in chiave insurrezionale ma la rapidità dell'avanzata alleata e il perdurare della presenza tedesca impediscono un reale coordinamento con il fronte in movimento.

La liberazione scatta così in tempi diversi a seconda dell'approssimarsi delle truppe alleate. Dal 23 aprile tutta la provincia vede lo svolgersi di azioni partigiane, di disperati attacchi tedeschi, con veloci capovolgimenti di fronte: Castelnovo sotto è più volte occupata e liberata, lo stesso accade a Bibbiano e Poviglio.

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In queste giornate caotiche il contributo di sangue delle formazioni partigiane è altissimo: in sole tre giornate (dal 23 al 25) cadono 108 combattenti, quasi il 20 per cento di tutti i caduti nella guerra di Liberazione. Il 23 sono 47 i morti (fra cui 15 a Reggio, 4 a Campegine, 5 a Poviglio), 40 (11 a Reggio, 8 a Cavriago) il 24 aprile, ancora 15 il 25. E' una ferita che rimane aperta e che, in buona parte, provocherà la vendetta della giustizia sommaria che si scatena in quelle stesse ore contro i fascisti di Salò. Sono le uccisioni delle ultime ore, come nel caso di Canolo (dove 9 civili inermi sono abbattuti da tedeschi di passaggio), a moltiplicare il desiderio di rivalsa contro il nemico, soprattutto quello interno.

Qualche nome per ricordare. In quelle ultime ore di combattimenti cadono alla periferia di Reggio (oggi via Tassoni) Bruno Bonicelli (Grappino) della Brigata Fiamme Verdi, medaglia d'argento, con lui, colpito dal fuoco di un cecchino tedesco, Enzo Lazzaretti (Timmi) della 26ª Brigata Garibaldi. Al ponte di S.Pellegrino un altro cecchino uccide Maria Montanari (Mimma), coraggiosa staffetta partigiana di 20 anni. A Poviglio nella stessa giornata del 24 è ucciso il partigiano più anziano, Pietro Catellani, 54 anni, "Babbo". A Cavriago cade il più giovane: Giancarlo Bonilauri (Lauro), avrebbe compiuto 16 anni il 3 maggio. Ma si muore anche lontani da Reggio, quando ormai la liberazione è prossima. Quel 24 aprile nel lager di Mauthausen muore il santilariese Bruno Veloci (Bruno).
 

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