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«Non rubo, non spaccio, non bevo»

«Non rubo, non spaccio, non bevo»

Antonio, barbone per necessità. Con un sogno solo: tornare in Sudafrica

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REGGIO EMILIA. «Mica trovo solo carte d’identità. Sa quanti avvocati buttano via atti notarili? Una volta ho anche pensato: “Chissà cosa potrei trovare se guardassi dentro i cassonetti vicini a tutti gli uffici”». Antonio Candioli dorme da circa due anni vicino alla chiesa di Santa Teresa. «Di notte, quando passa un’auto sobbalzo». È tornato circa due anni fa in Italia dal Sudafrica, dove dice di avere una casa, una moglie e due figlie. «Non rubo, non spaccio, non bevo. E non mangio roba presa dai cassonetti – ripete come se fosse una sua “regola” di vita, ricordando il suo vecchio lavoro di guardia del corpo – ero esperto di arti marziali, adesso la vita di strada mi ha riempito di reumatismi». Secondo quanto racconta, aveva deciso di rientrare dopo una proposta di lavoro. Poi non se n’è fatto nulla. «Avevo solo due o trecento euro. Pensavo che avrei guadagnato subito con il mio lavoro. Invece è saltato e sono rimasto bloccato qui». Il suo desiderio è solo uno: tornare in Sudafrica. «Spero che qualcuno mi aiuti - conclude - lì ho anche una casa: una casetta africana a Port Elizabeth, che ho acquistato con i soldi che mi aveva lasciato mia madre». A Reggio, risulta che non abbia la residenza: «Mi hanno cancellato perchè ero irreperibile. Ho fatto una cavolata. Bastava che tornassi ogni tanto a farmi vivo e adesso non sarei in questa situazione. Ma adesso voglio solo trovare il modo di tornare in Sudafrica». (e.spa.)

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